da:"Tra Dio e il cosmo" di Raimon Panikkar - dialogo con Gwendoline Jarczyk. ed. Laterza.
"...Il tempo come tale è una realtà che esprime e che segna una continuazione dell'individuo. Ho trovato un esempio che può forse convincere qualcuno; si tratta di una metafora che ho ritrovato un po' dappertutto, nelle letture persiane, indiane, cristiane, ebraiche: quella della goccia d'acqua. Noi siamo gocce d'acqua. Che cosa ne è della goccia d'acqua quando muoio? La goccia scompare. Cade nel pèlagos infinito. Scompari? Ma che cosa sei tu, in realtà, la goccia d'acqua oppure l'acqua della goccia? Durante la nostra vita mortale, noi dobbiamo realizzarci come acqua, e non soltanto come goccia. La goccia è il luogo delle mie lotte, delle mie cadute e delle mie vittorie -di tutto quello che mi causa gioia e sofferenza in forma immediata. Ma se mi realizzo in maniera AUTENTICA, se sono all'ascolto della realtà che sono in profondità, io sono acqua. Che cosa accade dell'acqua quando la goccia cessa di esistere? Niente. Essa non cessa di essere quello che è. La goccia cade nel mare, ma l'acqua tuttavia non scompare, Quest'acqua, certo, non posso più differenziarla dall'esterno; ma, vissuta dal di dentro, se così posso dire, quest'acqua non cessa di essere acqua -la "mia" acqua, l'acqua che io sono. Quest'acqua è unica. Nessun pericolo di dissolvermi. E' qui il mistero della personalità, che non va confusa con l'individualità".
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.(Raimon Panikkar è stato ordinato sacerdote nel 1946).
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giovedì, ottobre 04, 2007
NAPOLI CHE MUORE (93): La goccia d'acqua.
Pubblicato da
Ueuè
alle
3:15 PM
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