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mercoledì, settembre 26, 2007

NAPOLI CHE MUORE (86): Profumo di tuberosa

L'anima un giorno gli aveva chiesto:"Fammi uscire da quest'ipnosi". Ormai si sentiva trascinare nella corrente del nulla. Niente più la entusiasmava se non quel fuoco sottile che era stato acceso e che adesso la divorava, costringendola a tendersi in continua preghiera.
.L'altro, l'alieno, rideva, ma ogni sua parola era una vertigine.
.L'anima sentendosi perdere l'aveva supplicato:"Ti prego, non estinguermi, fammi uscire da quest'ipnosi." Ma lui continuava spietato ad alimentare il fuoco.
.L'anima allora volse la sua preghiera a Dio:"Ti imploro, aiutami, dì a Nettuno violetto di ritirare i suoi raggi. Non vi è nulla in questa confusione ch'io possa accettare. Tu vedi che costui combatte la guerra dei Princìpi perchè è incapace di fonderli, e ciò lo ha reso folle. Egli si illude di essere nel giusto, e nella sua mente dimora uno stupido orgoglio, ed il suo cuore non sa amare, ed egli è mosso soltanto da vanità seduttiva. Mi sento trainata verso un inferno di sofferenze. Non permettere che la mia integrità venga offuscata. Ti chiedo di ristabilire il tuo divino equilibrio".
.Dio disse:"Equilibrio".
.Se Tu me lo consenti" disse l'anima "spezzerò la sua ambiguità. Sarò spietata come uno specchio. Solleverò un uragano e farò polvere della sua sicumera. Voglio contemplarlo sconfitto".
."Sconfitto" disse Dio.
."E nudo. Disferò una ad una le sue illusioni. Voglio metterlo a nudo."
."Nudo", acconsentì Dio.
."Riempilo dunque della Tua folgore che incendia" pregò l'anima "e affila le mie pietre, rendile dure e taglienti come questo suo cristallo che mi lacera, affinchè anche lui possa sanguinare. Permetti che la sua voce mi supplichi dall'abisso della Terra in cui lo scaglierò. Come è giusto che sia.".
"Sia", ripetè la pazienza di Dio
"Ma occorre che la Tua divina compiacenza discenda su di noi".
"Noi", disse lo Spirito di Dio.
.E una notte l'anima sconvolta gridò:"Ti ho visto, Ti ho visto! Stavi lì umiliato, ferito, nudo e sconfitto. E questo cristallo splendeva di una luce immortale. La sua fragranza era nettare che mi dissetava, e bagnava le mie povere pietre rotte. Che posso mai fare per ringraziarTi di questo dono?".
."Dono", disse la pietà di Dio.
."Non ho altro da offrirti che il mio sangue versato su questa piccola croce".
."Sì, croce," mormorò la Misericordia
"E su questo cristallo che è puro diamante".
."Sì, dì-Amante", disse la dolcezza di Dio.
."E mi dissolvo in Te, accesa dal Tuo Amore che arde in eterno".
."Sì, in eterno", disse la bontà di Dio.