Tgcom - Gli italiani scelgono il Viagra (clicca qui)
Da qualche giorno ricevo mail allarmate, e, visitando i blog di alcuni amici, riscontro la medesima inquietudine. Si sta alzando una marea di paura sotterranea, un mal di vivere a causa di un futuro compromesso, che prima era solo territorio degli artisti, quelli veri, gli ipersensibili, i visionari capaci di trasmettere persino immagini anzi tempo su quello che ci attende. Adesso, probabilmente a causa dei mezzi di informazione, e non per ispirazione, questa capacità di lanciare uno sguardo nel futuro ,non proprio allegro, pare si sia espansa verso la coscienza collettiva. E la domanda che sorge presso tutti è: che possiamo fare?
Certo, se abbiamo una ragione dobbiamo usarla, senza farci prendere dal panico o cadere nella trappola delle superstizioni. Ma forse occorre anche un bell'esame di coscienza, senza scagliarsi, è stupido ed inutile scagliarsi contro chi riteniamo responsabili di un fenomeno che si annuncia irreversibile e che coinvolgerebbe tutti.
Penso che il link più sopra riportato sia abbastanza indicativo e ci inviti alla riflessione,il cyberspazio può anche aiutarci e non soltanto dannarci. Si tratta di una ricerca Google sulle parole più cliccate in vari Paesi.
Cominciamo da noi e dal Viagra.
In un luogo in cui ci si trova a nascita quasi zero, e che quindi è abitato principalmente da vecchi, ed uso la parola col massimo rispetto, a cosa si può anelare se non ad un farmaco che renda ancora possibile il rapporto sessuale? Ma non sono soltanto loro, i vecchi, ad interessarsene. Il fatto è che un eccesso di licenza può condurre all'impotenza, perchè uno vuole sempre di più, come un affamato che non si sazi mai. E, dopo aver esplorato tutto il possibile, resta la fame, i mezzi si impoveriscono, e gli obiettivi anche.
Abbiamo dimenticato, l'ho già scritto ma lo voglio ripetere, ch'è una pura illusione il sogno prometeico di vincere la natura. La possibilità della generazione in vitro implacabilmente indebolirà le nostre voglie che furono create per la riproduzione. E questo non è un discorso religioso, ma è scomodo lo stesso. Perchè è proprio la funzione a creare l'organo, quando tale funzione decade, l'organo non ha più motivo d'esistere. Però io non mi sento apocalittica e provo pena per coloro che ci restano attaccati come all'ultimo pezzetto di carne rimasto sull'osso. E con questo non voglio dire che non mi piaccia, voglio soltanto dire che non lo voglio per forza.
Sono convinta che ci verrà dato dell'altro, magari per ora ancora inconcepibile, perchè i tempi della natura sono lunghi, ma ho fiducia. Ed ho fiducia perchè ho fede, perchè credo fermamente che sia Dio a regolare il mondo, anche se non siamo in grado di capirlo, innanzi ai problemi che ci pone consentendo il male, dando libero arbitrio a chi non è in grado di gestirlo.
Se i canadesi cliccano marjiuana, i marocchini Jihad, i messicani Britney Spears, gli americani l'amore, e così via, è sempre questione di carenze, di rivendicazione in nome di ciò che manca.
E stranamente, ma indicativamente, tra le parole più cliccate su Google manca la parola Dio.
Ma questo non lo vedo come una colpa, bensì come un impoverimento del mondo. E un'incapacità ad accorgersi che persino nell'interesse verso Britney Spears o Kate Moss, persino in quello per la marjiuana o Tom Cruise o la Jihad, ci sia tanta, ma proprio tanta, fame di Dio e di capacità d'amare. Perchè non v'è altro patto, altra regola, altra dottrina che questa: noi riceviamo l'amor di Dio e glieLo rendiamo amando gli altri, sino al sacrificio e alla rinuncia, se necessario.
E' l'unica richiesta che ci viene fatta. Non è da poco, certo, ma nemmeno l'amore di Nostro Signore è da poco. Perchè soltanto così possiamo ottenere un equilibrio ed uscire dalla paura.
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domenica, ottobre 28, 2007
Napoli che muore (118): Viagra e dintorni
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