giovedì, maggio 10, 2007

NAPOLI CHE MUORE(49): Famiglie.

Ho avuto molte famiglie. Famiglie che sono durate un giorno, una notte, tre mesi, cinque minuti. Non sono state famiglie omologate, legiferate, burocratizzate, e nemmeno sacralizzate. Ma sono state famiglie. Capita che qualcuno ce la distrugga, la famiglia, capita di separarsi, e magari di rifarsi anche una vita, come si suol dire, e quindi di perdonare chi ci ha fatto soffrire, di perdonare sino a dimenticare. Ma forse non si trattava di una vera famiglia. Perchè una vera famiglia, anche se dura cinque minuti, non si dimentica. Porto un piccolo fiore nella mia patente, una minuscola margherita, una pratolina. Mi fu donata da una bambina in un momento in cui tutto l'universo mi stava crollando addosso, in un momento in cui Dio non c'era ed io avrei vigliaccamente preferito morire anzichè trovarmi dentro tutto quel dolore. Quella bambina fu la mia famiglia per cinque importantissimi ed indimenticabili minuti. Una notte di Natale la mia famiglia fu un ragazzo iraniano fuoruscito dal suo Paese per motivi politici. Piangeva come un bambino al telefono mentre mi narrava che aveva corso tutto il giorno come un forsennato per le strade di Napoli, per sfiancarsi e non tormentarsi col ricordo di sua madre. Voleva andare a gettarsi sul pagliericcio nella stamberga in cui viveva, e dormire per non pensare. Gli proposi di preparare a casa mia una cena iraniana. Venne a prendere i soldi, andò a fare la spesa, e la sera di vigilia, anzichè il pesce e l'insalata di rinforzo, mangiai un agnello viola perchè era stato cucinato con i semi triturati dell'uva nera. Parlammo del suo Paese, della sua ideologia comunista, del perchè i mussulmani possono avere quattro mogli, parlammo di sua madre, del tocco della sua mano di quando lui aveva la febbre, dei suoi biscotti all'anice. Parlammo del suo Dio e del mio, e ridendo chiedevamo perdono ad entrambi, lui perchè beveva il vino, io perchè mangiavo la carne la sera di vigilia. Ed eravamo una famiglia. Quando un avvocato, dopo avermi fatto perdere una causa per una sua inadempienza, mi spedì una parcella criminale di quarantadue milioni che non avevo, il marito di Svetlana fu la mia famiglia. Disse:"Ho cinque milioni sulla banca. Prendili." E anche se non li presi, quei cinque milioni di Salvatore divennero miliardi per me. Perchè lui era lì, ed era la mia famiglia. Una volta ho avuto una famiglia ch'è durata tre mesi. In una corsia c'era un bambino che urlava perchè rivoleva la gamba che gli avevano amputato al mattino a causa di un tumore. Accanto a lui c'era una mamma distrutta da sette anni di notti trascorse su una sdraio inutilmente negli ospedali. Riuscii a dargli il calmante che i medici gli negavano, lo feci comprare in farmacia e glielo diedi di nascosto. Al mattino sorrideva, perchè il cerchio del suo dolore s'era rotto, ed io ero una novità nella sua vita. I bambini non ci vuole niente a distrarli. E poi siamo andati insieme a Bologna, e al Rizzoli gli hanno fatto un arto artificiale che non provocava decubiti. E così lui ha potuto finalmente andare a scuola, e sua madre mi disse che giocava persino a pallone. E come non credere che siamo stati una famiglia? Un giorno accadde che nel Policlinico s'era sparsa la voce che un bambino da me molto amato stava male, tanto male che sarebbe morto. Mi fermò nel corridoio una mamma che reggeva un figlio di otto mesi. Mi narrò che aveva partorito due gemelli, uno sano l'altro malato.
"Conosco il suo dolore" disse "sono otto mesi che vivo nello strazio." Il mio dolore era gelido e non avevo voglia di condividerlo, non avevo voglia di parlare. Ma lei mi sciolse col suo fuoco:"Io lo darei questo figlio" disse "pur di salvare il suo". Il pudore mi impedì di inginocchiarmi, ma quella donna fu una vera famiglia per me. Alessandro lo conoscevo di vista, era un bel ragazzo
che s'era abbrutito col gioco, i parenti s'erano stufati e lo avevano cacciato di casa. Si diceva che vagasse nella villa comunale con la barba di tre giorni e il colletto della camicia sudicio, si diceva che parlasse da solo. L'ho aspettato a piazza Vittoria, all'entrata della villa, l'ho rincorso, gli ho infilato metà dei miei soldi nella tasca della sua bella giacca strapazzata. Mi guardava stupito. Non mi conosceva. Ma eravamo una famiglia. Credo che tutti abbiano storie di famiglia da raccontare. Ci sono anche quelli che non la vogliono una famiglia, quelli che ti mandano a fanculo perchè hai pochi soldi, non sei figo e non conti. Quelli che ti incolpano del loro dolore, del loro fallimento, e ne fanno un fatto politico. E non ti ascoltano. E non sempre dove c'è famiglia c'è amore. Ma sicuramente dove c'è amore c'è famiglia.---------------------------------------------
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Ah, dimenticavo, anche i miei quattro cipressetti sono la mia famiglia. Io li nutro, li proteggo, li curo e li difendo, e loro crescono e diventano sempre più carini per farmi piacere.

venerdì, maggio 04, 2007

NAPOLI CHE MUORE (48):"Il coglione sinistro"

Per due numeri consecutivi Panorama riporta la notizia che Gianni Vattimo non riesce a trovare spazio su un giornale che si occupi della sinistra per una sua rubrica che intenderebbe intitolare:"Il coglione sinistro". Ora, visto che da noi l'umorismo praticamente non esiste più -e personalmente lo ritengo un segno dei tempi- se si esclude quello sinistrorso e pecoreccio che si riferisce prevalentemente all'apparato anale e alle sue fisiologiche funzioni, e non nasce più, chissà perchè, gente come Flaiano, Campanile e Guareschi, mi sembra improbabile che i direttori di giornali rinuncino agli schioppettanti interventi di Vattimo sulla "sinistra di palazzo e i suoi protagonisti" formalizzandosi sul titolo prescelto dal filosofo. Tenuto anche conto del fatto che, sino a prova contraria, i coglioni sono due, e che quindi, oltre a quello sinistro, esiste anche quello destro, sul quale, non dimentichiamolo, ci sarebbe molto lavoro filosofico-umoristico da svolgere.

lunedì, aprile 30, 2007

NAPOLI CHE MUORE (47): Il mostro

Quando la violenza e l'orrore sono repellenti diventano moralmente accettabili. E' questa l'etica con cui dovrebbe essere giudicata un'opera cinematografica, secondo alcuni autori, dalle commissioni di censura negli Stati Uniti. Così, attraverso questo filtro giustificativo che mette a posto le coscienze, gli utenti di "emozioni forti" possono saziare il proprio sadomasochismo voyeuristico assistendo a modalità complesse e filmate di alcuni inediti tipi di morte. Eh, sì, perchè ormai ci siamo abituati troppo alle teste mozze irachene, agli sgozzamenti talebani, ai bambini e ai neonati filmati mentre vengono violati ed uccisi dai pedofili, e chiediamo di più, sempre di più, per nutrire il nostro avido inconscio. Per cui la stessa tecnica usata da Disney nelle "Meraviglie della natura"che, penetrando nel mistero d'un tempo diverso dal nostro, ci rivelava i segreti di un fiore che sboccia, d'un filo d'erba che cresce, adesso può essere applicata alle immagini di una donna nuda, chiusa in un congelatore che, con opportuna innaffiatura, si trasforma in una statua di ghiaccio, o a quelle di un uomo che si estingue crocifisso
a mezzo di piercing che gli attraversano la carne. In Gran Bretagna tre spettatori sono finiti in ospedale, diventando involontari e gratuiti promotori pubblicitari del film in questione, uno della serie Saw, il cui protagonista è quell'"Enigmista" che nulla ha a che vedere con gli appassionati di rebus e di parole incrociate, trattandosi di un malato di cancro terminale che ha escogitato un modo tutto personale per rendere gli individui meritevoli di vivere dopo aver attraversato le summenzionate torture. Chi vuol conoscere la filmografia e la storia della serie Saw che, manco a dirlo, ha ottenuto un enorme successo deve leggersi l'esauriente articolo di Marco Giovanni, uscito su Panorama dell'otto marzo scorso, dal quale apprenderà quale grande operazione economica sia stata per i realizzatori. A me invece interessano i fruitori, quelli che vogliono rischiare l'infarto durante le proiezioni, i bisognosi di forti emozioni. Perchè, come per i gossip e come per la droga, io me la prendo innanzi tutto con i consumatori. Qui non si tratta di cibi transgenici privi di etichetta che possono colpirci alle spalle. Qui si tratta di scelte e di libero arbitrio. E siamo noi, con le nostre necessità di emozioni forti, che arricchiamo chi ha capito il gioco e sa farlo fruttare, ma siamo noi che glielo consentiamo con le nostre richieste. Ed è anche mia opinione che dietro queste speculazioni, così come dietro certa politica, ci sia ancora di peggio. Vale a dire la precisa volontà di smidollare e indebolire la nostra società, lusingandone debolezze e vizi, per controllarla totalmente. E' per questo che ne ho le tasche piene delle sfilate, delle proteste, delle fiaccolate e dei girotondi. Se è vero che in ognuno di noi sonnecchia un mostro, anzichè risvegliarlo con certo genere di spettacoli, anzichè esaltarlo con le droghe, anzichè farlo uscire allo scoperto, trasformandolo da mostro virtuale in mostro reale, perchè non ci diamo da fare per tagliargli la testa? Perchè non diventiamo tutti talebani con questo cazzarola di mostro? Perchè attuarlo è scomodo? E' una palla? Non è per niente divertente? Abbiamo ben altri impegni e preoccupazioni? Beh, non ci sono aiuti umanitari che tengano, non ci sono crociate di democrazia che tengano, non ci sono risparmi di risorse che tengano. Siamo fottuti. E l'abbiamo voluto noi. Perchè abbiamo svegliato l'archetipo della bestia dell'Apocalisse, e adesso è più viva che mai. Viaggia nei film,in certa stampa, nei reality, in Internet, in You Tube, nelle scuole, negli asili di infanzia, viaggia nella nostra vita, se ne sta lentamente appropriando, e nelle famiglie, nei condomini, negli ospedali, nei Parlamenti, e ovunque vi sia genere umano, perchè è lui, il genere umano, il portatore di questo mostro. E alcuni di noi che fanno? Attaccano ipocritamente, e altrettanto ipocritamente, avidi di consensi e di voti, li difendono , i Wladimir Lussuria, persone in cerca di una dignità che esse stesse, non in quanto "diversi", si sono negata, ma con la scelta di nomi ridicoli e di comportamenti cafonissimi.
Perchè accettiamo in silenzio che "nessuno tocchi Caino" e non chiediamo direttive per Abele?
Che deve fa' Abele, soprattutto Abele bambino, deve porgere le terga e dire: accomodatevi pure? Da Freud in poi, psicologi e sociologi ci parlano compiaciuti di questo mostro che ci portiamo dentro. L'evento piu importante del secolo scorso è stato proprio la rivelazione della sua esistenza, e dell'aspetto che può assumere quando esce allo scoperto. E adesso lo vogliamo difendere? Riconoscergli dei diritti sugli inermi? Griffarci col suo marchio infame? Non riconoscere che certo genere di spettacolo gli fa una gran propaganda e costituisce modelli comportamentali devastanti che lo nutrono e lo rinvigoriscono? E questo vale anche per il terrorismo mediatico che aumenta la paura di morire nell'animo umano. Chiamatemi fascista, moralista, qualunquista, sono termini imbecilli di chi di fronte all'evidenza resta privo di argomenti e cerca di chiuderti la bocca. Lo faceva a suo tempo anche la Chiesa cattolica con il termine "eretico" per combattere le idee di Giordano Bruno, di Tommaso Campanella, dello stesso Galileo. Un tempo la parola "ateo" definiva con chiarezza ed onestà uno stato dell'essere. Oggi si combatte in nome della "laicità", una sorta di nuova chiesa messa su per imporre i propri opportunistici interessi. E se la mia è soltanto una singola voce solitaria che grida nel deserto, essa è almeno ancora una voce, in questo deserto plastificato di indifferenza subumana.
E poi qualcuno pare abbia detto che:"CHI NON HA PAURA DI MORIRE MUORE UNA VOLTA SOLA".

mercoledì, aprile 25, 2007

NAPOLI CHE MUORE (46): La fragliola

Per nostra fortuna dovremo fare a meno della fragliola, un ogm costituito da geni di sogliola inseriti nelle piante di fragola, uno dei cui scopi era quello di adattarla alla salinità dell'acqua, o aumentare le qualità nutritive dei frutti. Ma con nostra buona pace si tratta di un esperimento fallito. Questo ed altri tipi di cibi modificati, -pomodori con geni di scorpione per non farli marcire, o con geni di pesce artico per farli resistere al gelo, riso arricchito con geni di fagioli che ne aumentano il contenuto di ferro, nonchè di arsenico!, ed ancora riso con geni umani, proteine della saliva e del latte materno, che dovrebbe combattere la diarrea del terzo mondo abbreviandone la guarigione di un giorno e mezzo- che furono a suo tempo chiamati "cibi Frankenstein" da chi si opponeva alla sperimentazione, ci erano stati in qualche modo imposti con argomenti eminentemente morali e ricattatori, in quanto si diceva che avrebbero risolto il problema della fame nel mondo, smentito in seguito, in buona parte, dalle analisi della Fao.
Oggi come oggi, a dieci anni dalla loro comparsa sul mercato, gli organismi geneticamente modificati sono per lo più destinati a nutrire gli animali, dei quali però poi ci nutriamo noi a nostra volta. E valga come esempio quello dei piselli modificati con geni di topo per prevenire le malattie intestinali dei maiali d'allevamento prima che arrivino sulle nostre tavole in forma di costolette. Il fatto è che ci sono, dietro questi esperimenti, investimenti di capitali da capogiro
a fini non propriamente umanitari. Perchè, tra l'altro, gli ogm non si riproducono, e il coltivatore ottiene sì un raccolto più abbondante, in quanto riparato dai danni degli insetti e dei prodotti erbicidi, ma è costretto a ricomprare il seme ogni anno. E noi comunque, in questo enorme giro di speculazioni poco chiare, qualche ogm finiamo per papparcelo senza saperlo. E adesso devo fare una digressione. Ci fu un periodo di crisi mondiale, una delle tante, in cui in alcune case di italiani giunsero via posta depliant che offrivano rifugi atomici domestici. A casa mia risero, ma io che riesco a ridere soltanto delle cose serie e mi metto all'erta soltanto per le stronzate, andai a comprarmi alcuni libri sulla sopravvivenza -i migliori sono quelli inglesi- e con stupore scoprii che si può benissimo sopravvivere in modo autonomo con un paio di ettari di terreno, vicino ad una sorgente d'acqua però, coltivato in un certo modo, con pochi animali selezionati in un certo modo, con una casa colonica organizzata in un certo modo, e così via. La vita descritta in quei libri mi apparve meravigliosa, l'idea di una totale autonomia mi diede un senso di libertà mai provato fino ad allora. E ovviamente cominciai a rompere i fondelli a tutti i familiari. Dovevano abbandonare il lavoro, vendere la casa, comprare il terreno, l'agro casertano non era ricco d'acque? E avremmo avuto tutto il cibo necessario, carne, frutta e verdura freschissime. Persino il riscaldamento ottenuto con le nostre feci e quelle degli animali messe a fermentare che avrebbero inviato il loro calore alle pietre di fiume disposte in modo da trasferirlo dentro casa. Mia madre mi guardava allucinata:"Ma chi è che ti ha messo in testa queste assurdità?" A zio Pinuccio che aveva cominciato a dar fuori di testa dovettero dare le gocce calmanti:"Vergognati, ridurre così tuo zio che ha avuto la meningite da piccolo!" Mio nonno sorrise:"Questi guaglioni, che fantasia!" Ma dopo qualche giorno finirono col preoccuparsi e mi portarono da un loro amico psichiatra il quale diagnosticò una sindrome nonsochè e ordinò viaggi in Paesi poveri, iscrizione ad una associazione umanitaria, e qualche innocua piccola distrazione. Però i viaggi non ce li potevamo permettere, perchè tutti avevano dilapidato tutto, le associazioni umanitarie non mi vollero perchè ero minorenne, e le distrazioni mi condussero in uno scantinato in cui suonava un gruppo afrocubano la cui musica mi andò alla testa e mi costrinse a dimenarmi come una tarantolata senza potermi fermare, senza accorgermi che intorno a me, nella nebbia di fumo, c'era tutta gente fatta di droghe varie, senza accorgermi che era arrivata la polizia, e senza dar retta agli amici che volevano portarmi via contro i quali scalciavo e che alla fine riuscirono a trascinarmi verso un'uscita secondaria. In seguito incontrai una persona che con gelido raziocinio distrusse il mio sogno di sopravvivenza facendomi capire che, quand'anche i miei familiari ne fossero stati contagiati, avrebbero dovuto munirsi di bazooka e bombe a mano per difendere quel piccolo territorio superorganizzato da tutti coloro che nulla avevano fatto per mettersi in salvo. E fu così che uscii dalla sindrome nonsochè per entrare in quella di un infelice, impossibile innamoramento che mi condusse verso altri tipi di problematiche mentre la crisi mondiale intanto si raffreddava. A questo punto, forse, sarà legittimo chiedersi che c'entrino gli ogm. E invece c'entrano, c'entrano eccome. Perchè alcune notizie recenti mi stavano facendo ritornare la sindrome di nonsochè. Solo che affacciandomi sul giardinetto davanti casa mia, un modestissimo dodici metri quadrati che avrei voluto trasformare in parco con alberi centenari, in cui però mi è stato possibile sistemare soltanto due ortensie che devo innaffiare due volte al giorno sennò si ammosciano, due piantine di rose che stentano a crescere nonostante la sovralimentazione di fertilizzante, un piccolo arbusto che non so come si chiami e mi fa degli strani scherzi, nel senso che a momenti pare stia tirando le cuoia, per poi riprendere vigore, quando lo decide lui però, e ricoprirsi di bellissimi fiori rossi. Comportamento che somiglia troppo a quello del mio cane faceto, tanto da farmi chiedere se per caso in Ungheria non abbiano sperimentato geni di questa pianta nei bassotti di piccola taglia per esaltare la loro naturale propensione alla stronzità. E poi ci sono i quattri cipressetti cui faccio la guardia, mi alzo anche di notte per controllare se i vicini di casa invidiosi tentano qualche sabotaggio. Tenere in ordine questo minigiardino mi costa un tale quotidiano sforzo fisico, e mi ruba tanto di quel tempo che rende impossibile la coltivazione di due ettari di terreno con riscaldamento incorporato. Ho deciso quindi di fottermene di tutti gli ogm occulti che possono arrivare sulla mia tavola. Ho deciso di non controllare più nemmeno gli agli. Prima li tenevo chiusi al buio per qualche giorno e se non germogliavano erano modificati. Mi ci preparo certi spaghetti squisiti al filetto di pomodori- ciliegina sicuramente modificati. E mi appello egoisticamente alla possibilità di entrare nella schiera di coloro che, per legge di adattamento e selezione naturale, ce la faranno. E se il mio amico Web, Vito Barese, non concorda mi dispiacerà moltissimo, come per la faccenda del Limbo, ma io non posso farci proprio niente. Intanto meno male che ci hanno risparmiato la fragliola che, tra l'altro, secondo me aveva anche un nome un po' porno.--------------------(fonti: l'Espresso e Foe (friend of the Earth).

sabato, aprile 21, 2007

NAPOLI CHE MUORE (45) Addio Limbo.

La Chiesa ha eliminato il Limbo. Non so perchè, forse per modernizzarsi. Eppure il Limbo era un luogo concettualmente moderno, surreale, diciamo pure virtuale, privo del male assoluto dell'Inferno, dell'intermezzo provvisorio del Purgatorio propedeutico a quel bene assoluto che è il Paradiso. Privo di assolutezze il Limbo era quindi un luogo nè morale, nè immorale, senza santi e senza peccatori, senza dolore e senza beatitudine, amorale forse, luogo neutro e senza confronti. Somigliante un po' al Nirvana, ma non identico, essendo il Nirvana uno stato di vuoto assoluto. Sarà che non mi piace il concetto di assoluto perchè lo ritengo pericoloso, ma è probabile che la Chiesa abbia eliminato il Limbo, in quanto luogo relativo, dopo che il Papa ha dato inizio alla sua battaglia contro il relativismo. Certo, c'era anche il problema che fosse luogo deputato a chi avesse ben vissuto, ma privo di battesimo, ed anche a chi avesse vissuto così poco da non fare in tempo ad essere battezzato. Ma forse sarebbe bastato sistemare tutta questa gente negli ampi spazi, prevedibilmente ancora semivuoti, del Purgatorio e del Paradiso, o meglio, lasciare ciascuno libero di decidere la propria destinazione, inserendo anche il Limbo nel libero arbitrio. E attribuendo a tutti, anche a coloro cui veniva negato il diritto esperenziale alla vita, la capacità senziente. Considerando cioè l'esistenza di ogni anima, libera dai lacci temporali anagrafici, quale scintilla eterna e inestinguibile di coscienza. Insomma non mancavano certo gli argomenti alla Chiesa per evitare di far fuori il Limbo. Ed è un altro sogno che se ne è andato. Voglio dire il mio sogno. Perchè il Limbo me l'ero organizzato a modo mio. Era una specie di quella "casciaforte" che Roberto Murolo cantava così bene. Solo che invece di metterci "le lettere che m'ha scritto Rosina mia", ci avevo sistemato ciò che aveva incrociato la mia strada senza che qualcuno, all'infuori di me, se ne accorgesse o vi desse un minimo di importanza. Piccole esperienze all'ombra degli eventi, più o meno grandi, cui era diretta l'attenzione generale. Personaggi come Pippo che, a fronte del pragmatico Topolino, pareva sempre un po' intronato. E mio zio Pinuccio, sprovveduto di tutto, anche di un po' di discernimento, che tirava giù a soffiate le carte da centomila che i parenti cattivi e miliardari sistemavano sui bracci del lampadario per divertirsi alle sue spalle. E di lui si diceva che avesse avuto la meningite da piccolo. E Tebby, naturalmente, questi trenta centimetri di cane che mi copre di baci le mani e la faccia e sembra che mi adori, ma poi, quando lo chiamo fa il sordo e sordo non è, ed è impossibile educarlo perchè non mi fila per niente. E anche qualcuno che ho molto amato e non ho mai capito, accanto a cui però ci stavo bene. E la mano di un bambino lindo, vestito come un principino, che chiedeva la carità in una piazza di Sorrento mentre lo osservavo con stupore. E gli occhi di un neonato, appena uscito dall'utero della madre, che mi lanciavano lo sguardo di uno che sa già tutto. E lo spettacolo sbalorditivo di un giardino di albicocchi in fiore che irradiavano una luce sovrannaturale. E anche questa poesia di Goethe, che non ho permesso a nessuno di rovinare con la teoria "dell'uno e del tutto" di cui taluni amano riempirsi la bocca.--------------------------------------------------"E che cosa è una rosa , ora si sa; ora, passata l'età delle rose sullo spino ne brilla ultima una e tutta sola tutti i fiori ha in sè."-E ancora una notte due stelle che vibravano e si gonfiavano, parevano volersi staccare dal cielo, ed erano nitide, tridimensionali, assolutamente diverse dalle altre stelle. E mi pareva che mi inviassero un messaggio, un messaggio che non capivo ma che mi commuoveva lo stesso. Penso che il Limbo mi piacesse perchè, essendo un luogo indefinito, uno poteva organizzarselo come meglio gli pareva. Ho sempre preferito tracciarmi la strada ad ogni passo, rifiutandomi di percorrere sentieri preconfezionati. Ecco, immaginavo il Limbo come un luogo di misteri. E avrei voluto sistemarci tutti gli enigmi che ho incontrato, ed amato in quanto tali, senza mai risolverli. Tutti gli enigmi che tentavano di aiutarmi, per sganciarmi da questa mente presuntuosa e indagatrice che continuava a girare a vuoto su se stessa.
Adesso che il Limbo non c'è più penso che dovrò ricostruirmelo in qualche modo. E forse anche questo doveva accadere.

martedì, aprile 17, 2007

NAPOLI CHE MUORE:(44) I misteri della rosa.

Il Presidente Fausto Bertinotti ha datto il licet alla creazione di una sala di meditazione all'interno di Montecitorio(primo mistero). Ambiente che dovrebbe avere i caratteri dell'interconfessionalità, senza privilegiare niuna religione e che pertanto non dovrebbe avere nulla in comune con la "stanza delle preghiere" allestita con smaccato stile luterano nel parlamento tedesco, il Bunderstag. Un luogo per tutti, quindi, credenti e non credenti, agnostici e laici, anche se di questi ultimi oggi non si conosce bene l'identità perchè prima di unire le loro proteste in tivù sui giornale e nel web erano soltanto persone non facenti parte del clero, mentre adesso pare si siano arricchiti di molti altri specifici attributi, peraltro piuttosto contraddittori.
E' stato insomma messo in cantiere un locale nel quale, secondo Claudio Lamparelli di Panorama che ha trattato l'argomento con serietà, occorrerebbe mettere cuscini e tappeti , per chi vuole accosciarsi a terra o sdraiarsi, una sedia scomoda con schienale rigido per non distrarsi, e qualche elemento naturale tipo:"...un alberello contorto, una pietra scavata dal tempo, fiori distribuiti artisticamente, una fonte o un acquario" per renderlo luogo di "raccoglimento e decantazione". Sarà, ma a questo punto sono scattate in me delle perplessità. Ci sono due cose che ho sempre ammirato in Bertinotti: la coerenza che è anche un ostacolo al ringiovanimento del suo partito, e le giacche di harris-tweed in perfetta armonia col suo stile aristocratico che gli impedisce d'essere cafone persino quando i fotografi lo colgono sudato, incazzato o in maniche di camicia a qualche festa dell'Unità. Beh, io non ce lo vedo in una sala di meditazione, a meno che...a meno che, dopo essersi fatto intervistare con Gianni Letta(secondo mistero), e avere dichiarato che con lui condivide la passione per il teatro, non abbiano entrambi concertato uno spioncino o una telecamera nascosta per gustarsi la scena di alcuni parlamentari in raccoglimento per purificare la mente allontanando i dubbi sulla povertà di Prodi e l'invidia per la ricchezza di Berlusconi evidenziate nelle loro rispettive denunce dei redditi. Ma c'è di più. Poichè i politici cristiani, cattolici e ortodossi, hanno già le loro chiese, i musulmani le loro moschee, gli ebrei le loro sinagoghe, e i buddisti, quelli veri, sanno meditare anche in metropolitana, c'è da chiedersi(terzo mistero) se questa camera di decantazione non sia sotto sotto destinata proprio a quei laici dall'oscura identità che sognano di convertire l'alberello contorto in pianta di cannabis, la pietra scavata dal tempo in contenitore per coca, i fiori distribuiti artisticamente in un campo di papaveri talebani, e la fonte o l'acquario in un bagno turco nel quale poter tenere nel pugno non solo la rosa, ma ben altre recondite amenità. Di sicuro so soltanto che la sedia scomoda con schienale rigido, magari con l'aggiunta di catene di contenzione, è per Buttiglione.

venerdì, aprile 13, 2007

NAPOLI CHE MUORE:(43) Errore cinese

Ho simpatia per i cinesi, popolo intelligente con un vivo senso pratico e uno spiccato talento commerciale che li sta facendo uscire da una millenaria ingiusta depressione economica attraverso una rivoluzionaria ridistribuzione del capitale mondiale senza spargimenti di sangue. Anche se il commercio, si sa, è per antonomasia anticomunista. Sicuramente la loro protesta milanese è stata provocata dagli ostacoli che la loro organizzazione ha trovato presso le autorità comunali che hanno loro contestato il parcheggio abusivo dei camioncini pieni di merci da scaricare fuori orario, l'ingombro pedonale dei carrelli per il trasporto, i pacchi poggiati a terra per riprendere fiato, e la mancanza di regolari servizi igienici nei loro negozi. E sicuramente persone intelligenti che emigrano dal loro Paese in cerca di fortuna individuale, perchè quella collettiva è ancora troppo magra, non rivendicano diritti attraverso nazionalismi che hanno abbandonato, nè, pur volendo legittimamente conservare e rispettare le proprie tradizioni, si sognano di colonizzare la nazione che li ospita con quella che hanno preferito lasciare. Perciò chi ha consigliato di sventolare la bandiera della Repubblica cinese ha reso loro un maloservizio. Se avessero attuato, infatti, la loro protesta sventolando bandiere italiane, e magari cantando anche l'inno di Mameli, avrebbero sortito ben altro effetto. Perchè noi italiani che siamo sempre stati più esterofili che nazionalisti (mio nonno durante il ventennio si faceva confezionare abiti e camicie a Londra, mia madre, anche durante la guerra, usava Mitsouko di Guerlain, beveva whisky scozzese e ascoltava dischi di Armstrong), noi italiani che passivamente ci siamo fatti americanizzare da un Paese contro cui poi regolarmente ci scagliamo, rimbecillendoci con la sua musica, i suoi film horror, i suoi jeans, i suoi fast food, il suo linguaggio informatico e la sua stessa lingua, noi, davanti ai cinesi sventolanti la nostra bandiera ed urlanti "Flatelli d'Italia", noi ci saremmo sicuramente commossi. Avremmo lanciato messaggi di solidarietà su tutto il territorio, e i milanesi avrebbero loro spalancato le braccia. Il sindaco, per ricambiare la cortesia, avrebbe invitato i cittadini ad esporre sui balconi la bandiera cinese, vigili urbani e polizia avrebbero riposto blocchetti per contravvenzioni e manganelli, associazioni cattoliche avrebbero sfilato cantando un inno intitolato:"Siamo tutti fratelli" composto da un Vasco Rossi convertito alla probità, qualche imprenditore del nord-est avrebbe gridato:"Finalmente! E' giunta l'ora di unire legalmente i nostri marchi di fabbrica!", uno stuolo di trans sostenitori e biricchini si sarebbe discinto avvolgendosi a mo' di pareo nella bandiera rossa personalizzata dalla parola "pacs" ricamata con paillettes -e poi tutti noi, d'estate sulle spiagge, con questo trend. Un mio lontano zio, emigrato da Napoli a Milano, si sarebbe vendicato di mia cugina sua figlia, anche lei emigrata in qualche parte del mondo, per avergli lasciato un cane che gli ha distrutto la casa, consegnandolo a qualche famiglia cinese e proponendo:"Fatene ciò che volete", alla faccia di tutti gli animalisti. Berlusconi non si sarebbe fatto scappare l'occasione e, trattandosi di materiali che non riguardano i conflitti di interesse, avrebbe generosamente inviato una partita di water-close per consentire ad ogni commerciante cinese di mettersi a posto con la legge. I commentatori del blog di Rinaldi che scrivono:"Ma và a cagare!" si sarebbero finalmente sentiti un po' inopportuni e disfattisti, ma, costituitisi in delegazione, avrebbero portato le loro proteste politiche in Cina, da dove, con buona pace di tutti, non avrebbero più potuto fare ritorno. Lapo Elkann avrebbe promosso un nuovo prototipo di utilitaria Fiat supereconomica con civettuoli stemmi della Repubblica cinese stampati a fuoco sugli sportelli. Tutti i radical-chic avrebbero pubblicizzato su una pagina di un loro giornale gli involtini primavera come cibo più idoneo ai bambini da un anno in su. Qualcuno di loro avrebbe anche costituito una ong di volontari per trasferire a passamano la merce cinese ai magazzini dall'inizio alla fine di via Paolo Sarpi. E Marco Travaglio avrebbe letto, sotto lo sguardo compiaciuto di Santoro, una lettera pungente, destinata a tutti quegli italiani che ancora non hanno venduto ai cinesi gli appartamenti che sovrastano i loro negozi, criticando severamente il possesso esclusivo di quei loro cessi domestici, il cui uso andava invece socialmente condiviso, magari, perchè no?, facendo eseguire un buco nel pavimento e sistemandovi una scala a chiocciola. Mi duole dirlo, ma i cinesi questa volta hanno sbagliato. Hanno sbagliato bandiera. E adesso, per favore, non mi chiedete quello che avrebbero fatto i napoletani al posto dei milanesi. Perchè niente avrebbero fatto. Hanno già ceduto tutto, case, magazzini, cessi, suoli stradali e parte del porto. Perchè siamo buoni, noi napoletani, siamo disinteressati e abbiamo un cuore. Capiscimi a me.------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------P.S. Sicuramente alla mia lista di ciò che poteva accadere mancano un sacco di eventi. Per favore, aiutatemi a completarla. Grazie. Vostro affezionatissimo Ueuè.

lunedì, aprile 09, 2007

NAPOLI CHE MUORE:(42) Tranquillo

Il signor Tranquillo -ma come si può portare un nome così improbabile al giorno d'oggi?- aveva una moglie che gli voleva bene (nel senso che lo sopportava). La povera donna era sempre un po' triste perchè non riusciva mai ad ottenere risposte univoche dal marito. Se dopo un buon pranzetto o una bella cuccata gli domandava:"Ti è piaciuto, amore?" Lui invariabilmente rispondeva:"Può darsi." "Andiamo alle corse domenica?" "Può darsi." " Mi porti a vedere il film cult di Roentgen: Basso ventre e dintorni?" "Può dars." "Ce la facciamo con i soldi che abbiamo messo da parte a dare l'anticipo per la casa?" "Può darsi." "Mi sa che ti piace troppo la mia amica Mariolina." "Può darsi." "Anche suo marito però." "Può darsi." "Lo mettiamo in cantiere un bel bambino?" "Può darsi." "Se andiamo avanti così il nostro matrimonio si estingue." "Può darsi." "Ma non hai paura che scoppi il Vesuvio?" "Può darsi." "Certe volte tua madre è un po' stronza." "Può darsi." "Finirà che somatizzo e mi viene un tumore." "Può darsi." "Mi sembri Stalin, vuoi impedirmi di pensare." "Può darsi." Ma il vero problema stava nel fatto che amici e parenti ritenevano che il signor Tranquillo fosse proprio un brav'uomo e sua moglie una terribile rompiballe:"Non lo lascia in pace un minuto, poveraccio. Sempre su a fargli domande cretine. E' davvero un santo a sopportarla." E ciò ovviamente peggiorava la situazione. Così la donna cominciò a lasciarsi andare, le uscirono righe di capelli bianchi tra quelli tinti, gli abiti le si strizzarono addosso, non aveva più voglia di cucinare, e si abbuffava di budini al cioccolato mentre Tranquillo andava ad abbuffarsi da mammà. Ebbe anche una crisi mistica ed entrò in una setta chiamata "Fratelli della buona accoglienza", dove le facevano lavare i pavimenti tutti i giorni. Ma arrivò un inverno rigido, le vennero i geloni alle mani, e non potè più andarci. Una mattina prese un tubetto di sonnifero e chiese al marito:"Se prendo tutte queste pillole muoio?" "Può darsi." E lei le ingoiò tutte. Amici e parenti si affrettarono, il sabato sera davanti a una pizza, a sparare una diagnosi di "ciclotimia maniaco-depressiva", perchè l'avevano letto nell'enciclopedia medica e c'era gusto a sfoggiare un po' di cultura. E il lunedì dell'angelo, o pasquetta che dir si voglia, mentre lei stava ancora in osservazione all'ospedale dopo la lavanda gastrica, un signore un po' strano con l'aspetto confluente e l'accento straniero s'era avvicinato al suo letto e le aveva parlato fitto fitto. Intanto Tranquillo, al termine della partita , si era alzato dal divano, aveva preso dal vaso i fiori ammosciati, li aveva sistemati in una busta di plastica trasparente, e s'era avviato. Giunto in ospedale, subito si sentì a suo agio davanti alla moglie sorridente. "Come ti senti?" disse poggiando i fiori demoralizzati sul letto. "Dipende." "Dipende da che?" chiese subito lui premuroso." "Stai tranquillo." lo rassicurò lei. "Quando ti dimettono?" "Dipende." "E da cosa dipende?" chiese Tranquillo incuriosito. "Stai tranquillo." disse lei dandogli una pacca sulla mano che lo rinfrancò. "Ma ora che torni a casa metterai giudizio e tutto tornerà come prima?" "Beh, dipende." "Uffa, ma da che cazzo dipende me lo sai spiegare?" chiese l'uomo un po' esasperato. "Calmati, Tranquillo, ti prego, non ti agitare, fai il bravo, mettiti tranquillo." E fu così che il signor Tranquillo perse per sempre la propria tranquillità. Adesso tutte le sere prima d'addormentarsi prega padre Pio e gli domanda:"Me la farai ritornare come era prima?" Ma quello è un santo un po' incazzoso, gli compare in sogno e gli fa smorfie e dispetti, e anche lui gli risponde:"Dipende."

martedì, aprile 03, 2007

NAPOLI CHE MUORE:(41) Tanto per capirci.

Sono duemila anni che Gesù di Nazareth fa parlare di sè. C'è chi crede fosse il figlio di Dio, chi soltanto un profeta, chi un rivoluzionario comunista ante-litteram, chi un mentecatto, (alcuni psichiatri d'assalto, anni fa', gli fecero una diagnosi di delirio di potenza paranoico), e chi nega tout court la sua esistenza storica.--------------------------------------------------------------Ma sono duemila anni che Gesù di Nazareth fa parlare di sè.------------------------------------C'è chi è convinto che questo fenomeno sia riconducibile ai capolavori artistici tramandatici dall'iconografia commissionata dalla Chiesa, chi alla sospetta truffa della promessa del Regno dei Cieli, chi alla paura dell'inferno insinuata nelle anime dai preti, chi all'analfabetismo diffuso sino a pochi anni fa'. E c'è chi crede che sia risorto, chi invece parla di complotto per salvarlo ordito dai suoi seguaci d'accordo con qualche centurione, o con lo stesso Ponzio Pilato, pressato dalla moglie, non si sa se convertita o preda di incubi superstiziosi, chi suppone un'ipnosi collettiva, dovuta a poteri iniziatici ottenuti durante una sua permanenza in Egitto, per cui chi lo vedeva morto sulla croce non s'accorgeva di quanto fosse vivo.------------------------------------------E sono duemila anni che Gesù di Nazareth fa parlare di sè.--------------------------------------C'è chi lo descrive come un extraterrestre proveniente da luoghi o dimensioni in cui la sessualità, e quindi la sessuazione, non ha ragione di essere perchè nell'eternità c'è la beatitudine e nessuna necessità di riprodursi. C 'è chi lo vede invece tra le braccia di Maria Maddalena che gli partorisce figli per fondare la dinastia del Santo Graal-sangue reale, e chi lo ritiene un insopportabile sessuofobo, ma c'è anche, perchè oggi fa molto trend, chi è convinto che fosse un rispettabilissimo omo-trans-bisex. Non manca chi è sicuro sia nato da una Vergine, e chi oppone
l'argomento del mito rubato ai riti misterico-pagani, chi sostiene l'idea di un'impostura per epater les bourgeois o per stupire i fessi.--------------------------------------------------------E Gesù di Nazareth sono duemila anni che fa parlare di sè.--------------------------------------C'è chi si dichiara cristiano convinto, chi lo ritiene un ideale molto difficile da raggiungere, presi come siamo ad arrivare stressati a fine mese, chi è sicuro d'averlo visto, sognato, scoperto tra la folla o nello sguardo di suo figlio appena nato, e chi tira in ballo il bisogno di aggrapparsi a qualcosa causato dalla paura di vivere o di morire. In questi anni duemila, epoca che sta assumendo sempre più l'aspetto di uno scontro finale, soprattutto sotto Natale o Pasqua se ne parla in certi blog aperti da quarantenni politicizzati che non hanno dismesso, malgrado l'età, lo spirito goliardico, e ne parlano scherzando, sfottendo, irridendo, desacralizzando. Quarantenni laici, atei, omosex incazzati perchè vogliono i pacs, invece di pax vobiscum, e non riescono ad ottenerli con gli insulti e le bestemmie democratiche.--------------------------------------------E Gesù di Nazareth continua a far parlare di sè.-------------------------------------------------La Pasqua della sua Resurrezione viene festeggiata con pranzi pro-colesterolo, viaggi low cost, uova di cioccolata con sorpresa, ovetti di zucchero da sgranocchiare, paccottiglie varie made in China a forma di uovo uso soprammobili, scampagnate, transiti in qualche villa alle bahamas con abbondanza di cocaina e personaggi inerenti, riti satanici con prestazioni sessuali varie, crociere per ricchi e poveri rampanti, pause poilitiche per riprendere fiato, acque benedette con cui rovinarsi la messa in piega liscia.----------------------------------------------------------------E Gesù di Nazareth non la smette di far parlare di sè.-------------------------------------------A tutta questa gente, qualunque cosa pensi, scriva o faccia, auguro buona Pasqua, perchè questo benedetto Gesù di Nazareth, irrimediabile protagonista, si diverte a ripetere che bisogna perdonare tutti, rispettare tutti, ed amare tutti. Ed io ogni tanto faccio un tentativo.

sabato, marzo 31, 2007

NAPOLI CHE MUORE:(40) Buon giorno Italia mia

M'è arrivata una boccata d'aria pura, di cui sentivo gran necessità, dopo i fatti narrati nell'ultimo post. Beh, uno dei miei due mezzo sangue mi ha bussato alla porta e porgendomi un foglio mi ha chiesto se potevo pubblicarlo sul mio blog. Sento un'immensa gratitudine per questa creatura che ha cambiato Paese, e scuola, e lingua. E continua a pensare e ad amare l'Italia che, attraverso i telegiornali, le invia soltanto brutte notizie. Un amore saggio, il suo, e ostinato, che in alcuni momenti mi stravolge, e mi fa sentire in colpa, perchè io non sono altrettanto saggia e ostinata. Io mi incazzo, mi indigno, rifiuto e mi vergogno, pur sapendo che questo non porta da nessuna parte. Pubblico il suo messaggio così come è stato scritto, con tutti gli errori e in stampatello, perchè se l'avessi corretto avrei violato una cosa che ritengo sacra.

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BUONGIORNO ITALIA MIA
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BUON GIORNO ITALIA CARA. LA TUA NATURA ERA PIU' BELLA DI CUANTO PENSASSI, LE PERSONE ERANO PER BENE, IL BONTON ERA FINE, I VESTITI SPLENDIDI. ORA PURTROPPO LA MODERNITA' A CAMBIATO TUTO!!! LA GUERRA PER I SOLDI E AUMENTATA, LE NOSTE CITTA' COME PALERMO SONO DIVENTATE PIENE DI MAFIA. E DOPO LE PERSONE CATTIVE SONO AUMENTATE, LA POLIZIA STA DIVENTANDO SEMPRE MENO SEVERA. LE PERSONE CON TUTTI QUEI GAS STANO ROVINANDO LA NATURA, LO SAPPIAMO ANCHE NOI BAMBINI CHE LE PERSONE SENZA LA NATURA NON POSSONO VIVERE, E SE LA GENTE MUORE LASCIAMO IL BUON DIO DA SOLO. VI CREDETE CHE SIA BELLO ROVINARE QUELLO CHE QUALQUNO ABBIA COSTRUITO? ALMENO IO CREDO DI NO!!!
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Adesso io e questo pezzetto di cielo speriamo che possiate tornare bambini per un attimo, e aspettiamo i vostri commenti

sabato, marzo 24, 2007

NAPOLI CHE MUORE:(39) Italia loro e la danza del basso ventre

Claudio Rinaldi ha aperto da poco un blog intitolato: Italia loro. Ho letto i suoi post, nonchè alcuni commenti piuttosto offensivi e volgari. 'Gente di spirito, ho pensato, che come me non censura'. Quando ho visitato il post sul comportamento di D'Alema negli Stati Uniti, gli ho inviato il seguente commento:"Il problema è: incapacità diplomatica o politica politicante? Perchè nel secondo caso c'è davvero da preoccuparsi", che mi è stato sì pubblicato, ma, con grande mio stupore, accompagnato dalla scritta: "il tuo commento è in attesa di approvazione".
Stupore dovuto al fatto che, rispetto agli altri, il mio sembrava scritto da un simpatizzante di D'Alema. E perciò ho inviato quest'altro:"Un commento educato come il mio sotto esame d'approvazione? Allora davvero occorre preoccuparsi. Mia nonna starà facendo la danza del ventre nella tomba!" ed è stato subito pubblicato. Senza scritte. 'Questa è gente di spirito', ho pensato di nuovo, forse quella scritta era un papocchio di Wordpress.' Ma subito dopo è apparso il commento di un tale ROENTGEN che scriveva per me:"Danza del basso ventre, a giudicare dal suo discendente..." 'Che gente di spirito, ho pensato per la terza volta, non solo pubblicano gli insulti diretti a loro, ma anche quelli, spiritosi ma un po' gratuiti, dedicati ai commentatori.' Qualche amico giornalista mi ha inviato messaggi indignati perchè il commento del ROENTGEN per me era stato pubblicato senza un recapito, e quindi, chi lo pubblicava se ne assumeva le responsabilità. Senza un sito, un email o un indirizzo ho potuto quindi rispondergli soltanto sul blog di Rinaldi:"Affabile signor Roentgen, col freddo che è ritornato, grazie per avermelo riscaldato, con i suoi raggi, il basso ventre. Se crede posso inviargliene una foto, sempre che, quando scrive i suoi gentili commenti, indichi il suo recapito con un po' più di coraggio. In tal modo, ove mai non fosse in grado di destinarlo ad un uso corretto, può sempre farci un bel gossip. Quanto a D'Alema, non infieriamo troppo, non è peccato mortale mirare in alto, ma occorre una bella scuderia politica di sostegno che in Italia non ha nessuno. Voglio augurarmi che questo blog non sia aperto soltanto agli insulti anonimi e dia la possibilità di replicare alle offese".
Ma il blog di Rinaldi consente le offese anonime e il povero malcapitato è costretto a tenersele e zitto, perchè subentra sempre Wordpress che con qualche scusa censura. A questo punto forse il signor Roentgen, quello vero, si sarà fatto anche lui una bella danza del ventre nella tomba!
Ben detto però:"Italia loro". Infatti questo tipo d'Italia non può essere che loro. Ho provveduto ovviamente a documentare tutto quanto riporto in questo post.

giovedì, marzo 22, 2007

NAPOLI CHE MUORE:(38)Gossip per indigenti.

Ad ogni nuovo governo, quale che sia, l'opposizione grida che gli italiani non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese. Che sia vera o no, la frase è diventata un'icona. Comunque ci fu effettivamente un tempo in cui gli italiani che non ce la facevano, non avendo di meglio da fare, e non essendo stato ancora sufficientemente promosso il condom, andavano a dormire presto e mettevano in cantiere numerosi figli. Ed era un nutrimento emozionale oneroso che peggiorava la situazione. Dopo l'avvento della televisione il flusso riproduttivo s'è calmato e il vuoto è stato colmato dalle trasmissioni. Ma si è trattato di nutrimento soporifero. Oggi il nutrimento trend di quelli che non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese è il gossip. Ed è un nutrimento velenoso. Perchè la richiesta, esattamente come accade per la droga, crea un mercato, e il mercato è spesso nero e comporta ricatti, e i ricatti producono paura. E la paura è certo un'emozione, specialmente se a provarla sono gli altri, ma contiene veleno per tutti. C'è una catena alimentare piramidale anche nei gossip. In cima a tutto ci sono due o tre persone che resteranno sempre anonime perchè non agiscono mai direttamente. Persone che comandano senza scoprirsi e sono piene di denaro. Sotto di loro c'è un gruppo di gente, esecutrice di ordini, che si occupa di fare intercettazioni telefoniche, pedinamenti e fotografie compromettenti, ad altra gente più o meno conosciuta, per poterla ricattare o cedere tutto il materiale raccolto ai giornali in cambio di un bel po' di quattrini. I denari vanno a loro, i ricatti servono a quelli del piano di sopra. I giornali poi diffondono tale materiale per vendere, ma ci girano intorno per non compromettersi troppo, dando luogo a problemi di lana caprina, quale, tanto per fare un esempio, se una mano poggiata sul sedere di una ragazza, chiunque essa sia, possa essere o no motivo di scandalo. L'apparato politico poi, che pure esegue gli ordini di quei due o tre che stanno in cima a tutto, subentra solo se le magagne potrebbero mettere in discussione la credibilità di uno dei suoi rappresentanti, tutto il resto lo lascia in pasto ai consumatori.
E' accaduto così che un intraprendente giovanotto abbia ricattato una serie di persone. Che i giornali abbiano pubblicato notizie documentate da fotografie. Che il garante della privacy abbia cercato di proteggere la vittima di turno, dopo aver a lungo taciuto sul linciaggio dell'immagine di numerose altre persone. Che i consumatori di gossip si siano saziati ben bene con tutta una fila di scandali, commentandoli a seconda delle proprie simpatie politiche, di volta in volta parteggiando per qualcuno o condannandolo. Chiedo scusa se ho fatto un po' di dietrologia, ma i personaggi di questa farsa che la mia sfrenata immaginazione ha inventato sono: Fabrizio Corona, manager creatore, ricattatore e venditore di gossip con la sua squadra. Varie attrici, veline, calciatori, figli di ricchi industriali, e Silvio Sircana, portavoce dell'attuale Governo, fotografato mentre avvicina una prostituta che, secondo alcuni giornali è un trans, secondo altri potrebbe essere anche soltanto (!) una donna. Francesco Pizzetti, il garante della privacy, che è intervenuto per proteggere solo Sircana (nonchè, a suo tempo, i deputati facenti uso di droghe testati dalle jene). Tutte le testate principali dei giornali.
E lo stuolo dei consumatori, attualmente schierati, trattandosi dell'ultimo caduto nella rete e per di più uomo politico, pro o contro Sircana e pro o contro la prostituta che è oggetto di affannoso inserimento, da parte di alcuni giornalisti, nella categoria donne, che comunque sarà costretta a gestire il suo momento di celebrità, e che indiscutibilmente dovrebbe avere, insieme a tutti gli altri, gli stessi diritti e protezioni del portavoce del Governo. Stuolo di consumatori di gossip, di cui molti facenti parte di quelli che non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese. E se volete sapere contro chi mi schiero, ve lo dico subito: mi schiero contro i consumatori che, con le loro richieste di nutrimento emozionale per sfuggire l'indigenza, nutrono a loro volta questa vergognosa catena alimentare piramidale. Senza tale richiesta, tutti gli altri personaggi di questa farsa sarebbero costretti ad occuparsi di cose un tantino più serie. Tranne i tre incogniti , che stanno in cima a tutto, ovviamente, perchè troverebbero subito altro tipo di alimento per quelli per cui non c'è proprio nulla da fare, con tutti i problemi che hanno, dato che sono fessi, e chi nasce tondo non può morire quadro.

domenica, marzo 18, 2007

NAPOLI CHE MUORE (37):Toccata e fuga da una sacra amicizia

Due giorni a Napoli. E' venuto Massimo a prendermi a Fiumicino. "E' davvero imbarazzante darle questo fastidio, ma suo zio ha insistito, ha detto che se non accettavo si offendeva." cerco di giustificarmi. "Ma voi volete scherzare? L'amicizia è sacra." Ho trovato un low cost e ho viaggiato bene, scivolo nel relax e addirittura chiudo gli occhi e mi addormento mentre Massimo corre sull'autostrada. Quando li riapro siamo già a via Foria, bloccati nel traffico, e non si procede d'un centimetro. Mi guardo intorno. I ragazzini fanno slalom coi motorini tra le macchine con i finestrini chiusi. Oltre i vetri facce impaurite, consapevoli d'essere prigioniere nei loro abitacoli, alla mercè degli scippatori. Giunti a casa, Massimo scarica la mia borsa e annuncia:"Da casello a casello un'ora e quaranta. Dall'uscita dell'autostrada a qui due ore." Penso che l'annuncio contenga anche un messaggio economico. "Quanto le devo?""Non vi preoccupate. Dovete dirmi solo quando ripartite."Dopodomani." "Allora ci vediamo dopodomani. A che ora?" "A mezzogiorno le va bene?" "Okkkkkey!" Se ne va con le sue ciocche di capelli gelificate, l'anellino all'orecchio, il collo corto affogato in un pullover dolcevita. Nella segreteria ci sono diciotto messaggi inutili. Il frigo brilla di desolata e vuota pulizia. Il televisore sembra un animale imbalsamato. Dalle cornici sparse per casa, le foto di quelli che amo sembrano immagini ancestrali di antenati sconosciuti. Tebby, attualissimo, fa una lunga pipì nel suo angolo preferito del giardino. Telefono a Carla e a Pietro per salutarli, per rimproverarli perchè non intervengono quasi mai sul mio blog, e per chiedere aiuto, perchè mi è appena giunta una richiesta di fotocopie di documenti ed io non ho fotocopiatrice nè fax, e ho invece i minuti contati. Pietro capisce e mi invita a spedirgli tutto per corriere e poi provvederà lui. Che Iddio lo
benedica. Dopo un lungo digiuno per mancanza di tempo e di cibo, sono a cena da Svetlana. Per anni sono stata la sua culla, ma adesso i ruoli si sono invertiti. Ha mandato a prendermi suo marito che adesso fa l'anfitrione e stappa una bottiglia che gli hanno regalato di un vino frizzantino delizioso fatto in casa. Mi sento più a casa mia qui che a casa mia. Arrivano le pizze, cotte nel forno a legna e fragranti, ho letto da qualche parte che per alimentare il fuoco alcune pizzerie usano le casse di quando scavano i morti per sistemarli nei loculi, ma francamente me ne fotto perchè la pizza è gustosissima. "Dove le ordinate?" "In una pizzeria qui vicino che sta in una traversa di una traversa del Cavone." "E com'è questa pizzeria?""E' piccola, con pochi tavoli, ma è carina." Salvatore sorride tomo tomo:"Ma se vuoi andarci devi munirti di quattro bombe a mano, un bazooka e un mitra." Si fa tardi. E' bello stare insieme. Ci vogliamo bene. Mi chiedono del blog. Hanno il computer con tutto il tavolino perchè gliel'ha regalato qualcuno che ha cambiato il suo, ma non hanno i soldi per pagare il canone per Internet. "Ho avuto la cittadinanza italiana." annuncia Svetlana "e gli attestati dei corsi che ho fatto alla Regione." Sorride:"Adesso dovrò decidere a chi mi devo vendere per una sistemazione di lavoro." Ormai, di Napoli, Svetlana ha imparato tutti i codici. Domani tutti i miei soldi si trasformeranno in bollette, ricevute e pagamenti vari non voluttuari. Il portiere mi porterà la posta e resterà fermo sull'uscio in attesa della regalia. A Massimo intendo coprire almeno le spese di viaggio. Le conteggio con larghezza, inserendoci un regalo per l'incomodo. Mi resterà poco per vivere nel paradiso extracomunitario. Ma so vivere bene con poco. Ciò di cui non posso fare a meno, ciò che mi è indispensabile, non si compra coi soldi. Arriva Massimo sempre impomatato, olezzante di uno di quegli orribili profumi alla moda, sempre con l'orecchino, sempre col collo affogato in un pullover sbagliato. A Fiumicino gli chiedo quanto gli devo. "Lasciate stare." Insisto. "Allora pagatemi solo le spese." Ne ho già calcolato l'importo largheggiando, ma educatamente chiedo:"Quanto vengono?" E lui imperterrito mi chiede giusto il doppio. So di avere uno sguardo costernato, ma Massimo rincara:"Che volete, non potrei mai approfittare. L'amicizia è sacra." Gli consegno la somma richiesta cui, per orgoglio spagnolesco, ho aggiunto un ulteriore regalo che ho sottratto alla mia sopravvivenza. Col taxi avrei risparmiato. Lui depone a terra la mia borsa, mi strofina gel ed olezzi sotto al naso per un bacio amicale e s'avvia verso l'auto con lo squillo del suo "Okkkkkey!" di saluto. Chissà perchè mi vergogno, mi sento fuori posto, affogo in uno stato di totale emarginazione e disadattamento. Poi l'aereo decolla verso i miei due mezzo sangue cui ho potuto comprare, dal tabaccaio dell'aeroporto, soltanto due lecca lecca che s'accendono. Da tre euro.

lunedì, marzo 12, 2007

NAPOLICHEMUORE(36):Bomba-bonbon

Non è vero che paese che vai usanze che trovi. E' vero invece che tutto il mondo è paese. Quando si riuniscono, gli uomini parlano con gli uomini e le donne con le donne. Un po' come da noi al Sud. Ed è proprio una barba. "E a letto come va?" ho chiesto a una ragazza che parla l'italiano. Ha sbuffato:"Il letto serve ai malati e per dormire." "Stai esagerando." "No, no, è una situazione generale, tutte le mie amiche si lamentano. Ti racconto una storia. A San Valentino ho comprato una rosa per mio marito, ho sistemato i bambini dai nonni, ho preparato una bella cenetta all'italiana come piace a lui, ho indossato qualcosa di carino e l'ho aspettato." "E allora?""Allora è rientrato più tardi del solito e in compagnia d'un amico." "Aveva dimenticato San Valentino.""Non lo so. So che ho dovuto aggiungere un posto a tavola e sciropparmi le chiacchere di quell'intruso che ha parlato per tutto il tempo del legno. Essenze, quanto costano, dove si trovano, loro applicazioni, luoghi in cui costano di meno. Alle quattro del mattino mi ha confessato che soffriva di depressione. Allora ho preso la rosa col fiocco, l'ho sbattuta sul tavolo e ho detto:Anch'io. Buon San Valentino. Vado a dormire perchè stamattina alle otto devo andare a prendere i bambini per accompagnarli a scuola." A quel punto lui s'è messo a piangere lacrime condite col vino di Gragnano che mi hai portato da Napoli e mormorava che non aveva mai ricevuto un pensiero così bello da una donna." "E tuo marito?" "Lui ci guardava strampalato e il giorno dopo mi ha accusata di avere fatto le proposte al suo amico che andrà a raccontarlo in giro." "Esagerato." "No, no, qui è Paperopoli, c'è un passaparola tremendo. E' come in provincia. Mica siamo a Napoli." Forse per questo l'otto di marzo mi ha invitata ad un pranzo di donne che mi hanno raccontato storie simili. Una lamentela generale, resa ancor più noiosa dal fatto che la traduzione ne rallentava i tempi. Ad un certo punto ho sentito che tutta quell'insoddisfazione mi stava avviluppando in una morsa di tristezza. Ed ho reagito. Ma voi lo dite bello- bello? Come si dice bello -bello nella vostra lingua?" "Lipo -lipo." "Beh, quando i vostri uomini si spogliano dovete guardargli le parti intime e dire: lipo-lipo. I maschi depressi sono molto narcisisti." E' scoppiata finalmente una fragorosa risata e s'è schiarito il cielo. Ed io credevo che finisse tutto lì. Ma le sciagurate hanno fatto passaparola, e mi stanno arrivando molti messaggi telefonici di cui capisco solo il finale che dice: lipo-lipo, bomba bon-bon. E quando cammino per le strade uomini e donne mi salutano con un bel lipo-lipo divertito. Ed io affogo nell'oceano della mia stupidità.

domenica, marzo 04, 2007

NAPOLI CHE MUORE (35):Paradiso extracomunitario

I cipressetti sono ancora vivi. E questo è già un buon risultato. Tra il verde dei rametti comincia a farsi vivo anche un lieve azzurro fosforescente molto trend. Sono carichi di promesse questi alberelli piccoli piccoli, e ce n'è uno ancora più piccolo, sui trenta centimetri come il cane faceto, che mi è stato regalato e fa il bravo sul davanzale accanto ai ciclamini. Un brigatista verde è andato a recuperare quello che era stato decapitato e poi sradicato e gettato in un piazzale, lo ha sistemato in un vaso con del buon terriccio e lo ha messo a riparo nel suo giardino. Crescerà lì indisturbato. E' stata un'encomiabile azione di guerriglia urbana. Ed è vero che gli anziani qui sono tanti. La popolazione è longeva. Ne vedo parecchi, la mattina, curvi sui loro carrelli, che vanno a fare la spesa. Qui le pensioni sono minime, inferiori anche a quelle sociali che abbiamo in Italia. Quella di un chirurgo che ha lavorato in ospedale non raggiunge i cinquecento euro. Ma non esistono i senzatetto, il Comune provvede di abitazione chi non può permetterselo, e dovunque c'è molto verde. E molta dignità. Mi sveglio presto e apro tutte le finestre per un buon bagno d'aria frizzantina, poi, quando accompagno Tebby a fare pipì, incontro una famiglia di pavoni. Un padre, una madre, qualche zio e i piccoli. Procedono seri seri sul marciapiede in fila indiana. E nessuno si meraviglia. Nemmeno Tebby che pure dovrebbe avere l'istinto del cacciatore, questi bassotti minimi vengono allevati per stanare i conigli selvatici, e non ho ancora capito se lui è un cane pacifista o ha un tale complesso di superiorità da snobbare persino i gatti. Ha comunque sedotto un mio dirimpettaio che viene a prenderlo ogni pomeriggio per fargli fare un giro nel parco. Riesco a comunicare con costui col mio pessimo inglese che ho studiato soltanto tre mesi e che riesco a capire soltanto quando lo parlano gli stranieri. Forse perchè lo parlano male come me. "This is my friend. This is my dog. I love him." sussurra con tenerezza mentre gli mette il guinzaglio. Qualche volta mi da un castissimo bacio sulla testa -è molto più alto di me, in segno d'affetto. "My grand mother was italien, you have her voice." E vabbè, è già qualcosa ricordare una nonna ad un omone grande e grosso in tutto questo silenzio. Siamo in pieno centro, ma sembra di stare in un eremo di camaldolesi. Nemmeno gli uccellini cantano, chissà perchè. Solo i pavoni, quando rientrano nel loro giardino, a volte lanciano grida da palude. Ma poi arrivano i bambini. Depositano i loro zainetti sul muretto e vengono a prendersi Tebby che li adora e si fa fare tutto pur di stare con loro. Pare proprio che questo trentacentimetri si senta più bambino che cane, Alessandro il veterinario mi ha spiegato che ha un complesso materno, certo è che lui gli altri cani, quando si avvicinano, non se li fila, ma coi bambini fa il matto perchè vuole partecipare ai loro giochi. I miei due mezzosangue che parlano bene l'italiano hanno fondato con i loro amici un'associazione, A.A.A., Assistenza Amici Anziani. Si finanziano vendendo ai passanti braccialetti, collanine e portachiavi che creano con perline, bottoni e spago recuperati a casa. Da quando gli ho detto che le pietre col buco trovate a mare portano fortuna vendono anche quelle, munite di bigliettino con tanto di spiegazione. Sognano di comprare un pulmanino "per portare a spasso i vecchietti che poverini stanno sempre a casa".
Bussano alle porte e chiedono se hanno bisogno di qualcuno per fare la spesa. Volevano distribuire anche le medicine di casa, ed ho dovuto gridare no, no per carità, che qui passiamo un guaio. Ormai sono tutti brigatisti verdi e fanno la guardia ai piccoli cipressi. Non so quanto durerà questo paradiso. A volte, attraverso la televisioone, sento la pressione dei vizi che arriveranno col benessere, dei rumorosi vizi pacchiani che l'Europa ha fagocitato dagli Stati Uniti, disdegnando le cose buone che, pure, quel Paese aveva da offrirci. Il bene, si sa, è una palla, annoia, non emoziona, non fa notizia.
Mi chiedo se questi ragazzi che già camminano col telefonino acceso e parlano fitto fitto finiranno col somigliare a certi giovani nostrani che odiano i vecchi perchè , stando ancora al mondo, rubano il loro diritto alla pensione.

lunedì, febbraio 26, 2007

NAPOLI CHE MUORE (34):Mondo precario

Chissà perchè quando si parla di mondo precario si pensa subito e soltanto al mondo del lavoro e ai contratti a termine. Mi si dice che è quello che ha più i caratteri di urgenza perchè impedisce alle nuove generazioni di progettarsi un futuro. E se questo è indiscutibile, rispetto al modello che ci hanno passato i nostri genitori, è però anche limitato al nostro personale istinto di sopravvivenza che ci fa dimenticare tutto il resto. Visto che abbiamo un Governo precario, un clima precario, un commercio precario, famiglie precarie, sicurezza precaria, assistenza sanitaria precaria e alimentazione importata precaria. E ammesso che tutto questo rappresenti comunque per noi la pace e la democrazia, diversamente da altri luoghi del mondo dove infuria la guerra, anche la nostra personale pace democratica peninsulare è molto, molto precaria. Nè una dimostrazione di piazza potrà renderla, purtroppo, più stabile e sicura. Ci hanno insegnato a scuola che ci sono quattro elementi: terra, aria, acqua e fuoco. ma poi, vivendo, scopriamo che ne esiste un quinto di cui nessuno parla, se non per rivendicare il diritto ad un posto fisso, ed è appunto la precarietà. Quando eravamo piccoli le favole ci facevano sognare, le favole che finivano col "... e vissero felici e contenti per tutta la vita". Ma ci è stato tolto anche quello, ed è stato sostituito con un bel "... e così anche loro si fanno di droga".
Precaria è Biancaneve che prima o poi dovrà ricorrere ad un chirurgo plastico. Precario è Cappuccetto Rosso che, se pure riuscirà a sopravvivere dopo l'intervento di laparatomia che lo avrà estratto dalla pancia del lupo, si farà le canne e si armerà di mitraglietta per attraversare il bosco. Precario è Pinocchio che, dopo aver fatto il salto evolutivo che l'ha trasformato da burattino in bambino, dovrà affrontare l'Aids, l'influenza aviaria, il bullismo dei compagni di scuola, il lavaggio del cervello delle ideologie politiche, le lusinghe della pubblicità, adulti che vogliono farlo fuori e i pedofili di merda. E se pure ce la farà a raggiungere la maggiore età e un posto fisso dovrà ineluttabilmente imparare a convivere con altre precarietà. Si dice che non facciamo più figli perchè il lavoro precario non ci dà le necessarie garanzie per crescerli. Ma questa, ancor più che demagogia, è una bella tautologia. In alcuni Paesi del terzo mondo in cui manca tutto, persino l'acqua, o di acqua ce n'è troppa e allaga tutto, non esiste il problema della riproduttività, nè quello del lavoro precario e nemmeno quello delle pensioni, e il tenore di vita è così basso che l'unico modo di sopravvivere è quello di riprodursi e continuare ad esistere in un altro.Un antropologo d'assalto con vocazioni suicide potrebbe organizzare lì una marcia contro l'anoressia e la bulimia! Ma noi non facciamo più figli perchè siamo stufi di vederli soffrire e perdersi, i nostri figli, siamo stufi di vederli sottoposti a tanti pericoli, di vederli vivere senza motivazioni costruttive che siano valide per tutti, siamo stufi anche di venire accusati d'essere cattivi genitori che non hanno saputo ascoltarli ed educarli. Educarli a che? Alla legge della giungla? Ad un mondo in cui i reati contro il patrimonio sono molto più gravi e perseguibili di quelli contro la carne umana? Altro che fare figli! Possiamo soltanto tentare di sanare la ferita che qualche imbecille ha inferto nella nostra vita o in quella di qualcuno che incrocia il nostro destino. E ciò ci farà sentire solidali, pacifisti, e magari anche migliori. Ma che nessuno mi venga a dire che questo rende la vita più bella. Perchè la cicatrice di quella ferita che abbiamo sanato, a chiunque appartenga, ce la porteremo comunque dentro per il resto dei nostri giorni, e potrebbe anche farci diventare cattivi, bruciarci le sinapsi di droga, coprirci la faccia con un passamontagna e armarci la mano. Ed anche se continuassimo a dichiararci pacifisti avrebbe fatto di noi degli assassini. Ma intanto i miei piccoli cipressi puntano dritti verso il cielo e finiranno con l'intenerire questi miei vicini duri di cuore. Conto di organizzare un gemellaggio con Napoli e una gara a base di pasta e fagioli, se il sindaco mi fornisce dei pentoloni che si usavano in guerra per rifocillare le truppe, che sarebbero così destinati ad un uso più faceto... (visualizza il post:"Tebby cane oriundo")

martedì, febbraio 20, 2007

NAPOLI CHE MUORE (33): La guerra dei cipressi

Ho fondato le brigate verdi! Sto vivendo in un Paese nella cui lingua conosco solo le parole "grazie" e "per favore", fedele agli insegnamenti di mia nonna che riteneva fossero le parole più importanti quando ci si reca all'estero. Ma non è sempre così. Qui se ringrazio mi guardano storto. Quando la solidarietà non è un sentimento che scaturisce dal cuore, ma un obbligo sociale legiferato, una sorta di impegno lavorativo, i ringraziamenti suonano come un'offesa, diciamo pure uno sfottò, e uno come me è costretto a reprimersi, a fare un breve cenno di assenso con la testa e un'espressione sulla faccia come a dire "hai fatto il tuo dovere". Finirà che a botta di reprimermi somatizzerò e mi verrà l'ulcera. Però la storia del cipresso non l'ho digerita ed ho contrattaccato. Ho comprato quattro cipressi più piccoli, li ho interrati nei vasi e li ho sistemati contro un muretto accanto al portone. Erano proprio carini, così allineati, erano una piccola promessa di un futuro migliore, oltre il baratro dell'odio. Ma dopo poche ore ne hanno sradicato uno e l'hanno gettato a terra. Alcuni amici mi hanno consigliato di rinunciare:"In questo quartiere abitano molte persone anziane con l'arterosclerosi che sono invidiose e fanno dispetti." Era un modo carino per stornare i miei sospetti di xenofobia. Ma è pur vero che qui sono molto longevi e la zona pullula di ultranovantenni.
Ed io comunque ho la capatosta. Ho reinterrato il piccolo cipresso e l'ho allineato con i suoi fratelli sotto la mia finestra al pianterreno. Chi vorrà fare loro del male dovrà scavalcare un muretto bene in vista sotto la luce stradale. Insomma, un ultranovantenne arterosclerotico non dovrebbe avere tutta questa agilità. O sì? Ho letto che in Italia un nipote ha congelato il nonno vecchietto per farlo risultare ancora vivo e incassarne la pensione di cui aveva la delega. Nel blog di Beppe Grillo invece un napoletano si lamenta del fatto che i giornali non abbiano scritto nulla su un intero quartiere abusivo che è stato abbattuto. Dico, un intero quartiere, non una catapecchia a Castelvorturno! Altro che arterosclerosi, scorre del genio nel sangue italico! Comunque la guerra è guerra e ognuno è guerrigliero a suo modo per un proprio interesse o ideale che dir si voglia. E se nel mio Paese inventano una nuova procedura di reversibilità di pensione, altro che pacs!, o riescono a costruire un intero quartiere senza licenza edilizia, io qui ho istituito le brigate verdi, una banda armata di cipressi.

giovedì, febbraio 15, 2007

NAPOLI CHE MUORE (32):Parole profetiche

Sarà che mi trovo all'estero, in un Paese bellissimo, dove vivono due bambini mezzosangue che adoro, e ho già subito due attacchi di xenofobia. Il primo costituito dal taglio di un piccolo cipresso che avevo interrato in un giardino abbandonato. Me lo hanno fatto trovare decapitato, con la cima poggiata a terra, e poi dopo due giorni l'hanno divelto e gettato oltre il recinto. L'altro è un invito a tornarmene nel mio Paese con la mia cultura non gradita, invito generato da una carta nautica che avevo trovato qui da un robivecchi e, dopo averla fatta incorniciare, avevo sistemato in un andito comune per ingentilirne l'aspetto carcerario.
Sarà che ci stanno arrivando da tutte le parti annunci di un'estate torrida che decimerà i più deboli, aggravata da possibili crisi energetiche, da punti di inquinamento senza ritorno, e dal dover ricorrere senza indugio a fonti di energie alternative che però non potranno coprire tutto il fabbisogno. E su Internet viaggia la notizia che si tratta solo di manovre politiche internazionali legate a enormi business, perchè ormai, nei Paesi evoluti le guerre si fanno così. Sarà che sono risorti dal letargo i brigatisti che vogliono sovvertire un ordine che non c'è, visto che ormai viaggiamo tutti nel caos e nel provvisorio. Sarà che m'è caduto lo sguardo sulla pagina d'un rotocalco che riporta le foto di due incredibili individui, nudi e fieri della loro prestanza, con le mani a coppa semichiusa poggiate maliziosamente sul sesso, e non è tanto la loro ostentazione, una riffa che avrà fruttato un bel po' di quattrini, quanto quella parte di società che impazza per tali esibizioni che trovo demoralizzante. E mi è piombata addosso una tristezza, un malessere che non sapevo definire, non sapevo se fosse paura o scoramento dovuto al fatto che, in barba a tutte le organizzazioni umanitarie su cui scarichiamo i nostri sensi di colpa, nessuno si preoccupa più di preparare un futuro vivibile per i bambini, forse perchè nessuno è più veramente in grado di farlo. Quando l'umanità degrada ad un tale livello di stupidità senti avvicinarsi il bollore gelido della rovina che può manifestarsi persino nella bellezza d'un fiore sbocciato anzitempo, un fiore innaturale, fiore abusivo. O nella vita che si spegne inesorabile, lanciando bagliori esibizionisti, come una stella che muore. E poi ho scoperto le parole che chiudono un articolo di Adriano Sofri, parole che spiegano con efficacia questo senso di perdita progressiva di una realtà conosciuta ma ormai troppo vecchia, questo annuncio di un ignoto che provoca smarrimento:"...E' come se una guerra mondiale fosse in corso anche dove per ora tacciono le armi, capace di inaridire le erbe senza aspettare l'inverno, e di anticipare il lutto per la Terra intera." Bisogna averlo conosciuto l'nferno per poterlo riconoscere. E queste parole, peraltro bellissime, suonano profetiche.

sabato, febbraio 10, 2007

NAPOLI CHE MUORE (31): Il tiri-tiri.

Non è vero, ma ci credo. E questa del tiri-tiri è una storia vera.

Il dottor Bellè, titolare d'una piccola casa farmaceutica specializzata in pomate omeopatiche, si è chiuso nel suo ufficio per meditare davanti a quella benedetta piantina poggiata sulla Bibbia, un breve virgulto grigiastro che spunta da un vasetto di plastica. Sta pensando che quel piccolo vegetale doveva risolvere la crisi della sua azienda, che ci voleva davvero poco a farne una sintesi in laboratorio. Il tiri-tiri cresce in una piccola zona del Mato-grosso, e gli indios credono che sia un dono degli dei, perchè strofinato sul pene ha effetti afrodisiaci.
Quando la guida, nell'hotel di Rio, l'aveva messo in guardia, lui, uomo d'azione e di risorse, nonchè laico convinto, aveva sorriso. "Dicono che non si può vendere perchè porta disgrazia." "Però hanno venduto." "Sì" "Quanto?" "Molto." aveva detto l'altro porgendogli la piantina "Guardi che ha bisogno di calore umido. E lei avrà anche noie con la dogana perchè non si può esportare." Il dottore aveva viaggiato con la bustina di plastica che conteneva il tiri-tiri infilata nelle mutande. Più caldo-umido di così. Era del resto il luogo cui era destinata una volta che i suoi chimici l'avessero trasformata in pomata. E lui era uomo d'azione e di risorse.
Bellè aveva ereditato l'azienda dal padre, un chimico creativo che aveva messo a punto una serie di pomate antinfiammatorie basate sul principio che "se non fa male fa bene", con le quali era riuscito a farsi un po' di spazio sul mercato nazionale. Adesso però i tempi erano cambiati, la concorrenza li stava soffocando. Ma Bellè era uomo d'azione e di risorse, e, nel consegnare il tiri-tiri ai suoi collaboratori, aveva detto:"Guagliò, non sapete quanto m'è costata 'sta piantina. E adesso datevi da fare se ci tenete a conservare il posto." E poi, tutto soddisfatto del proprio spirito imprenditoriale, se ne andato al circolo per pranzare. Ma mentre arrotolava, tra sole e mare, i primi spaghetti, il portatile aveva suonato. "Dottò venite, venite subito, è successo un guaio."

Sul tavolo del laboratorio, tutte le provette di vetro intorno alla piantina erano scoppiate.
"Dottò, è il tiri-tiri." "Non dite fesserie. Ci hanno mandato una partita di vetri difettosi. Aprite un altro scatolo."

E poi c'era stato l'incendio nel deposito. "Dottò è il tiri-tiri." "Ma quale tiri-tiri, questa è un'intimidazione camorristica. Io me ne fotto di questi fetienti." Bellè era uomo d'azione e di risorse:"Abbiamo l'assicurazione e aumenteremo la guardiania."

Ma quando era poi toccato a Margherita con la minaccia d'aborto la sua sicurezza aveva cominciato a vacillare. Anche perchè, mentre correva verso l'ospedale, s'era scontrato con uno che marciava contromano e gli aveva sfondato il muso della Porsche. Ed era stato a quel punto che aveva telefonato ad un amico biologo che lavorava nell'orto botanico.

"Un tiri-tiri? E' una rara varietà d'aloe. Come hai fatto a procurartela?"

Però dopo tre giorni il biologo aveva chiamato con la vose isterica:"Vieni a riprenderti 'sta cazzo di piantina. Qui stiamo passando un sacco di guai." "Distruggila." aveva sussurrato Bellè stoico e appena un po' rassegnato." "Ma sei pazzo? Proprio a me vuoi dare la responsabilità? Questa fa paura." E il corriere che gliela aveva riportata era caduto dal motorino.

Adesso Bellè, chiuso nel suo ufficio davanti a quello scomodo vegetale, si accinge a fare qualcosa che gli ripugna perchè lui è stato sempre uomo d'azione e di risorse, un serio imprenditore impegnato.
E' tutta colpa di Margherita che lo ha convinto a recarsi da quell'orribile mago, un essere disgustoso impaludato in un camicione rosa shocking, che gli ha consegnato la Bibbia e un grosso pezzo di tubo di piombo. E poi, con la sua voce melliflua ha decretato:"Nella Bibbia ci ho messo un segnalibro proprio nel punto in cui ci sta il salmo che dovete recitare mentre buttate la piantina a mare, dopo averla infilata bene nel tubo, mi raccomando, che dovrete battere col martello per non fare uscire tutte le energie negative, se no qualche povero guaglione di marinaio ci può andare di mezzo, voi capite. E mi raccomando anche che lo dovete fare al largo, molto al largo." E con quelle mani grassoccie e sudate ha fatto anche il gesto di scio-sciò. "E che Dio vi protegga. Fanno cinquemila euro, prego."
Bellè adesso sta telefonando al marinaio:"Gigì sto scendendo, prepara la barca." Non si è mai sentito così stupido e solo, così ridicolo e privo di risorse. Mannaggia a 'stu cazz'e tiri-tiri, sbuffa mentre corre con la moto sulla corsia preferenziale.

domenica, febbraio 04, 2007

NAPOLI CHE MUORE (30):Manicomio

L'ho già detto e non mi stancherò mai di ripeterlo. Stiamo vivendo in una società manicomiale all'interno della quale si dibatte sui sottoproblemi che scaturiscono dal problema primario.
Nessuno osa affrontarlo, e dovrà pur esserci una ragione! Occorre stabilire se questa cecità è mera malafede di comodo o se siamo davvero tutti diventati non vedenti. Anni fa lessi in un libro di psichiatria che gli ultimi ad accorgersi d'avere un malato di mente a casa sono i familiari.
Se abbiamo in casa uno che ragiona in modo distorto finiamo con l'assimilarlo, finiamo col diventare anche noi distorti. E in tal modo non siamo più in grado di aiutare lui e nemmeno noi stessi. Questo non è amore. Questa è pura vigliaccheria!
Stiamo vivendo in un mondo manicomiale distorto dalla droga che sta trasformando una massa di individui in individui pericolosi che hanno deciso di distruggere se stessi e gli altri. Perchè l'hanno deciso? Perchè? Perchèèèèèèè? E voi credete che se si mettessero in galera tutti i trafficanti, tutti gli spacciatori del mondo, questa richiesta di distruzione si estinguerebbe? E lo credete sul serio? Sono occorsi migliaia e migliaia d'anni per farci evolvere dallo stato di scimmie, ma basta poco, pochissimo per tornare indietro e fare la fine dei dinosauri.
I trafficanti approfittano dell'imbecillità umana. Ma ognuno è responsabile della propria imbecillità. Pace all'anima di quel poliziotto ucciso dall'imbecillità che dilaga su tutto il pianeta.

mercoledì, gennaio 31, 2007

NAPOLI CHE MUORE (29): Cazzi al neon.

Sarà che il ventinove nella smorfia napoletana è un attributo prettamente maschile, sarà perchè ho letto la lettera che la signora Berlusconi ha scritto al direttore di "Repubblica", fatto è che mi sono venuti in mente alcuni personaggi napoletani, familiari e non, molto puttanieri.
I puttanieri nascono vecchi, e fin da bambini hanno paura della morte. Quel loro correre narcisisticamente dietro le gonnelle non è altro che un esorcismo contro questa paura.
Ho avuto un nonno e un bisnonno che sono stati grandi puttanieri. Il primo non risparmiava nemmeno le domestiche, e ciò provocava continui cambiamenti di colf. Quando mia nonna telefonava all'agenzia per assumerne una nuova, si raccomandava:"Guardi che deve essere brutta, il più brutta possibile." Povera nonna mia quant'era ingenua. E poi, nel momento in cui veniva servito il pranzo, i miei zii si ribellavano:"Mammà, questa volta hai davvero esagerato.", mentre un essere mostruoso versava loro la minestra nel piatto.
Ma mio nonno davvero non risparmiava nessuno, era un bell'uomo e ci sapeva fare, e le donne gli cadevano tra le braccia. Un mese prima che morisse, a ottantasette anni, sua moglie, la sua seconda moglie che lui aveva sposato dopo essere rimasto vedovo, e che aveva trent'anni meno di lui, ha scoperto che si portava a letto la sua migliore amica.
Quanto al mio bisnonno, lui s'è sparato un colpo per dissesti finanziari dopo aver prosciugato tutte le sue sostanze con le donne. Non ha saputo reggere al disastro economico. Era un uomo d'onore puttaniere.

Durante una festa in una villa di Posillipo, mentre guardavo con perplessità dei tubi fluorescenti al neon a forma di cazzo piazzati sulle porte, si è avvicinata la padrona di casa, una donna molto bella e curata, che mi ha detto:"Ha visto? Devo convivere con questo cattivo gusto. Ho combattuto tanto contro queste pacchianate di mio marito, ma lui non vuole ragionare, dice che a Pompei si viveva così. Però è solo una scusa, perchè lui è un gran puttaniere ed è fissato con il sesso."
"E lei sopporta?" chiesi.
"Io sopporto perchè lo amo. Le mie amiche femministe dicono che lo faccio per i soldi, ma questa è soltanto una stupida polemica. Sono più ricca di mio marito. Lo sopporto perchè lo amo, anche se so di non avere più dignità."
Indossava uno splendido abito che le cadeva addosso perfetto, e più che la padrona di casa sembrava un'ospite fuori posto tra quella gente che ci spingeva ridendo ed urlando, rincorrendosi da una stanza all'altra, lungo i corridoi illuminati da quei cazzi al neon.

Ho un'amica giornalista innamorata del suo direttore che un giorno mi ha confidato:"Ho passato dieci anni a chiedergli a cosa stesse pensando, e lui a rispondermi che non pensava a niente. Dieci anni ad arrovellarmi il cervello e a consumarmi di gelosia. Ci ho messo dieci anni per arrivare a capire che davvero non pensava a niente. I puttanieri non pensano, sono cazzi che si accendono come lampadine quando vedono carne fresca."

I puttanieri nascono vecchi, e fin da bambini hanno paura della morte. Forse le donne che li amano, sino a rinunciare alla propria dignità, lo sanno. Sanno che ci sarà sempre una più giovane che farà accendere una lampadina a forma di cazzo, sanno che quella luce è destinata a spegnersi. Le donne che amano sopportano perchè la loro luce non si spegne.

martedì, gennaio 23, 2007

Napoli che muore (28):Tebby, cane oriundo .

Tebby è un bassotto magiaro, è arrivato infatti dall'Ungheria munito di passaporto europeo, ed era uno di quei cuccioli che gli allevatori allontanano dalla madre senza rispettare i tempi regolamentari d'allattamento per non sfruttare le fattrici. Tebby è quindi arrivato a Napoli defedato e privo di un sistema immunitario, sotto choc per il viaggio aereo, inadatto, coi suoi quindici centimetri di lunghezza, ad affrontare il genere umano e pronto a buscarsi ogni tipo di malattia. Alessandro il veterinario ci ha sottoposto entrambi ad una disciplina rigorosissima, per tre mesi abbiamo vissuto in una specie di camera di rianimazione, sterile e casalinga, allestita apposta per lui. Per fortuna Alessandro non è un veterinario venale. In compenso però è scrupoloso fino alla pignoleria, e mentre io controllavo Tebby, lui controllava me.
Insomma alla fine Tebby ce l'ha fatta, e Tebby sta per Tebaldo che è un nome troppo pretenzioso per un cane che ha un anno ed è lungo trenta centimetri.
Ora, questo trentacentimetri, è salito un giorno con me, sistemato nel suo regolare trasportino, su un pulmann che trasporta viaggiatori da Napoli ad Ancona. All'agenzia mi avevano detto che il biglietto per Tebby dovevo farlo direttamente sull'autobus. Ma una volta saliti è cominciata una storia che non finiva più perchè l'autista voleva mettere il trentacentimetri nel bagagliaio, e io replicavo che il mio cane lì sotto al buio in mezzo alle valigie sarebbe morto di paura o per soffocamento. Ma lui insisteva a dire che se fosse salito un neonato allergico al pelo dei cani lui non si poteva prendere la responsabilità. Io ho chiesto ai viaggiatori, tutti adulti, se c'era una persona affetta da allergia, e al diniego generale ho detto:"Ha visto?" Ma quello non vedeva niente, ed ha cambiato argomento:"Se faccio il biglietto poi il cane ha diritto ad un posto e i posti sono già tutti occupati." "Gli faccia il biglietto e mi tengo il trasportino sulle gambe." Qualche viaggiatore s'è lamentato che eravamo in ritardo e l'autista ha detto:"Io il biglietto non glielo faccio così se ad una fermata scende qualcuno e sale un neonato allergico lei deve scendere, perchè un cane senza biglietto è un viaggiatore abusivo." Si è formata una vera opinione pubblica, chi dava ragione a lui e chi a me. Lui s'è messo al posto di guida mormorando che i napoletani sono tutti camorristi. Alla sosta nel piazzale d'un autogrill per dieci minuti di ristoro l'ho avvicinato con Tebby che mi trotterellava accanto per sgranchirsi le zampe:"Se la farebbe una foto col mio trentacentimetri al guinzaglio?"gli ho chiesto. Non so se per spavalderia o per vanità mi ha detto: "Perchè no?" Ed io gliel'ho scattata.
"Voglio metterla sul mio blog e raccontare l'accaduto."
"Ma che è un blog?"
"Un affare camorrista su Internet."
"Faccia, faccia pure."
"Poi voglio mandarla a tutte le associazioni animaliste e a Pecoraro Scanio."
"C'è un regolamento da rispettare."
"Ma all'agenzia m'hanno detto che i cani piccoli con trasportino hanno diritto al biglietto e quindi possono viaggiare sull'autobus e non nel bagagliaio come una valigia. Le valigie non pagano. Questo regolamento è un decreto ministeriale o della ditta?"
"No, questo regolamento lo faccio io per non avere guai. Lei non sa quanti neonati allergici al pelo dei cani esistono. Sono migliaia. Lei se la sente di prendersi questa respoinsabilità?"
"Ma non c'è nessun neonato sull'autobus."
"Però potrebbe salire."
E all'improvviso, il mio trentacentimetri, per la prima volta da quando è venuto al mondo, ha ringhiato in un modo davvero sproporzionato alla sua taglia.
"Lo vede? E' anche un cane mordace. E' un animale pericoloso."
"Senta, le dirò la verità, però deve promettermi di non dirlo a nessuno. Questo non è un cane mordace, è peggio, è un cane faceto perchè è oriundo."
"Lei mi sta chiedendo l'omertà."
"Beh, sì, se quelli sull'autobus scoprono che viaggio con un cane faceto succede il finimondo."
"L'avevo detto io che i napoletani sono tutti camorristi. Adesso vanno in giro anche con i cani faceti."
"Allora, mi aiuta?"
"Va bene. Ma solo fino a quando non sale un neonato allergico al pelo dei cani."
"D'accordo."
"Però 'sti cani faceti sono un pericolo pubblico e fareste meglio a tenerveli a casa."
Invece, per fortuna, quel giorno sono rimasti a casa tutti i neonati allergici al pelo del mio trentacentimetri.
La foto però non è riuscita perchè ho dimenticato di aprire l'otturatore.

sabato, gennaio 20, 2007

NAPOLI CHE MUORE (27):Segnali dal futuro

Conversazione telefonica con una bambina che è il mio futuro:
"Pronto, come stai?"
Non dico mai bugie ai bambini.
"Beh, insomma, diciamo bene. E tu?"
"Io sto malissimo."
"Perchè, che hai?"
"Ma tu lo sai quello che sta accadendo nel mondo?"
Un bambino che fa una domanda del genere ti spiazza perchè non sai a cosa si riferisce, e non vuoi deluderlo mostrandoti impreparato.
"Sì, più o meno, stanno accadendo tante cose..."
"Sta accadendo che si stanno sciogliendo i poli e dove faceva freddo comincia a fare caldo, e ci sono disastri, inondazioni, uragani, e l'umanità è in pericolo..."
"E chi te le ha dette queste cose?"
"Ma che importanza ha chi me le ha dette? Io voglio solo sapere se lo sai."
"Sì, sì, qualcosa so."
"E che possiamo fare?"
C'è una sottile angoscia nella sua voce infantile che si è fatta stridula.
E io non voglio aumentarla quell'angoscia.
Però non voglio dirle bugie. Me ne hanno propinate tante, quando avevo la sua età, e le ho pagate tutte, una per una sulla mia pelle. Che posso dire per rassicurarla?
"Possiamo stare ancora più vicini e volerci ancora più bene."
"E quelli che sono soli?"
Quelli che sono soli. Q-u-e-l-l-i c-h-e s-o-n-o s-o-l-i.
"Dobbiamo cercare di stare più vicini anche a loro."
"Ma tu credi che così ci salviamo?"
Sono sempre più in imbarazzo. Comincio a sudare. Ma non voglio dirle bugie.
"Sono in molti a crederlo."
"E tu ci credi?"
Ho la testa in fiamme, ma io amo questa bambina proprio perchè è così, perchè non mi lascia scampo.
"Diciamo di sì."
"Diciamo?"
Non ho scelta e devo prendere coraggio.
"Ebbene, sì, diciamolo."
Approfitto di qualche attimo di silenzio per sedare il terremoto che ha subito il mio cervello.
"Ci vediamo domani. Ti porto le maschere di carnevale."
"E che me ne faccio?"
"Te le ha chieste la maestra."
"Se la maestra pensa ancora a queste stronzate vuol dire che non ha capito niente." Adesso comincia a girarmi tutto intorno.
"Senti, amore, scusami, ma non mi sento tanto bene, ho bisogno di prendere un po' d'aria. Ti richiamo tra cinque minuti, okay?"
"Okay."
Il futuro sta inviando segnali. E ci sottopone ad esami difficili.
Molto difficili.

mercoledì, gennaio 17, 2007

Napoli che muore (26): Con-domini

Questi dibattiti televisivi sulla morte assistita, eutanasia, interruzione dell'accanimento terapeutico, con medici, politici, sociologi e psicologi, sembrano squallide riunioni di condominio in cui la nostra pelle è l'oggetto del giorno, nel corso delle quali ci si sente carne da macello, carne andata a male, come quella dei polli e dei bovini che vengono abbattuti a causa dei virus. Non si fanno dibattiti su quelli che hanno voglia di vivere. Vivere è solo un imperativo che tralascia il come. Il come è un tacito "arrangiatevi".
Dopo la scoperta di quanto avviene in certi luoghi di cura, furto d'organi, totale mancanza di igiene, infezioni e sprechi, siamo assaliti dalla paura, e da qui alla voglia di morire il passo è breve. Vogliono regalarci il diritto di scegliere di morire, ed è un regalo forzato. E' come se ci portassero su un campo minato e ci dicessero che siamo liberi di andare. Come non pensare che in questo regalo c'è uno sgravio di spese sanitarie per lo Stato e di impegno per le famiglie egoiste?
Sento puzza di nazismo mascherato di buonismo. Come per certe moquettes d'hotel il cui fetore viene coperto con i deodoranti dando luogo ad una puzza più sottile e penetrante.
Pare che Lenin abbia detto che la libertà è un bene prezioso, tanto prezioso che bisogna razionarlo...

martedì, gennaio 16, 2007

Napolichemuore (25): Proibito

Anche se non ve ne siete accorti esistono alcune proibizioni che vengono effettuate con vari tipi di PRESSIONI:
-E' proibito dichiarare che credete in Dio, perchè o venite immediatamente preso in giro, o venite tacciato di fare politica vaticana (no al preservativo, no ai pacs, no ai diritti omosessuali, ecc.), anche se per voi Dio è al di sopra di ogni bega umana.
-E' proibito dichiarare che il vostro ideale è una vita tranquilla, anche modesta, perchè dovete per forza essere progressista se no si ferma il mondo, e quindi reggerlo, il mondo, consumando a tutto spiano per non incorrere in reati contro l'economia. Dovete quindi consumare, ma senza trascurare di scagliarvi contro il consumismo.
-E' proibito dichiarare che credete nel valore della famiglia, perchè oggi esistono tanti tipi di famiglie alternative, e quello in cui dichiarate di credere è del tutto superato, per cui, se non vi adeguate, non potete essere che un fondamentalista.
-E' proibito dichiararsi contro le superstizioni perchè non è vero ma ci credo, per cui dovete ricorrere all'aiuto dei maghi e contemporaneamente scagliarvi contro questi imbroglioni.
-E' proibito chiedersi perchè tanta gente si droga perchè il problema riguarda esclusivamente i trafficanti e gli spacciatori.
-E' proibito chiedere cosa sia la diversità, perchè la diversità non esiste e la vostra domanda è del tutto incongruente visto che siamo tutti perfettamente uguali come cloni.
-E' proibito non usare le banche e non cambiare l'auto, se l'avete, e se non l'avete è un obbrobrio, perchè non potete assolutamente impedire che gli accordi col governo e tutti i soldi spesi nella pubblicità del settore non diano i loro sacrosanti rientri.
-E fra non molto sarà proibito mostrarsi vecchi, perchè un vecchio come fa ad essere progressista? Un vecchio costa troppo alla società, al sistema sanitario, ruba la pensione sottraendola a chi è giovane. Per cui o vi truccate, vi ritoccate e trottate, o aderite al movimento per l'eutanasia. Ricordandovi però di osannare la scienza che allunga sempre di più la durata della vita umana, e di inviare un mazzo di fiori all'ultracentenario di turno che ce l'ha fatta solo per merito dei familiari che lo amano.
-Ed è assolutamente proibito amare, se non siete convinti che amare sia trarre piacere e piacere agli altri in termini assolutamente estetici. Non vi azzardate a dichiararvi frigidi o casti perchè perdereste il diritto di stare al mondo.

domenica, gennaio 14, 2007

Napoli che muore (24): Dove andremo a finire?

E' molto semplice, per chi non ha letto Panorama: siamo finiti nell'Italian Glamour list, settore Avventure nel mondo. Siamo dunque entrati in quegli itinerari di viaggio che un tempo prevedevano solo delle grandi scomodità, ed oggi, a causa delle esigenze emozionali di alcuni individui annoiati e infrolliti, promettono esperienze di guerre civili, rapimenti, massacri, torture, malattie sconosciute, aggressioni di animali feroci, cibi schifosi, sodomizzazioni, tsunami, eruzioni vulcaniche e altre raffinatezze del genere. Ci siamo entrati, noi napoletani, per il rotto della cuffia, perchè il massimo che possa capitare qui ad un turista in cerca di esperienze a rischio è di essere scippato o rapinato, evento che non regge certo il confronto con ciò che promettono altri Paesi meglio organizzati nel settore. Tanto più che, nel corredo di viaggio di chi visita la nostra città, sono previsti Rolex fasulli da pochi euro a scanso di equivoci, moto da motocross truccate in motorini per affrontare ben equipaggiati le buche stradali, caschi con maschere antigas incorporate per proteggersi dai miasmi della monnezza, tute a tenuta stagna per chi proprio non vuole rinunciare a tuffarsi nel mare inquinato, una serie di biglietti di banca falsi di piccolo taglio per affrontare i parcheggiatori, e l'iscrizione ad un servizio di emergenza collegato ad un elicottero, il tutto fornito dal Comune a prezzo modico.
A questo punto rivolgiamo un pensiero di solidarietà a tutti quei cinesi che avremo "attratto" nei nostri porti, secondo le direttive dell'attuale governo, ai quali non resterà che sbronzarsi, per non pensare, con i liquori beneventani che avremo intanto promosso ed esportato nel loro Paese.

venerdì, gennaio 12, 2007

Napoli che muore (23) I bambini.

I napoletani, in generale, hanno nutrito sempre un sacro rispetto per i bambini che hanno sempre chiamato, in esclusiva, "'e criature", come se, divenendo adulti, anzichè evolversi, essi finiscano col perdere la propria creaturalità, regredendo ad uno stadio più animale. Il che, a volte, non è poi così tanto sbagliato. Ma è certo
che alcuni fatti, come quello accaduto di recente ad Erba, lasciano atterriti e sgomenti.
E non è solo indignazione, è anche paura. Perchè di fronte a tanta efferatezza non sorretta da una spiegazione razionale che costituisca un movente atto, non certo a giustificare l'ingiustificabile, ma quanto meno a spiegare per poter capire come un essere umano possa trasformarsi in un mostro, si resta sopraffatti, come se il male fosse più forte della ragione. Per questo si finisce per chiamare in causa la follia, non una follia da raptus però, ma una follia fredda e non priva di ragionamento nelle modalità con cui si manifesta.
Ho sentito anche spesso dire che oggi sono meglio difesi e cautelati gli animali dei bambini. E se questo è vero, non può che suscitare paura, perchè va ad aggiungersi a tutta un'altra serie di incongruenze per cui un cittadino non si sente sufficientemente protetto.
Purtroppo, sia l'indignazione che la paura, spariscono dalla prima pagina dei giornali perchè la notizia "invecchia", nonchè da quella della nostra anima per mera legge di sopravvivenza, vale a dire per non diventare pazzi a nostra volta.
Fatto sta che abbiamo visto cortei, girotondi, varie pubbliche manifestazioni per contestare i più svariati argomenti tranne quello di una concreta difesa dei bambini in generale. Non basta sovvenzionare coi quattrini, occorre più protezione. I bambini sono il nostro futuro, che razza di democrazia è quella che sovvenziona ma non protegge il proprio futuro? E pare che ormai tutti, napoletani e non, ci siamo rassegnati a vivere alla giornata con una sorta di fatalismo deleterio.
E anche noi facciamo a scarica barile quando diciamo che è colpa delle istituzioni e poi non muoviamo un dito per cambiare le cose. Sbagliano gli psicologi che colpevolizzano i genitori come se tutto il male partisse sempre e solo da lì, e fuori le mura di casa i nostri figli non corressero alcun pericolo.
Ci facciamo distrarre da una serie di stronzate, mitizzandole, e sempre più perdiamo di vista la realtà. Questo non è solo un problema di genitori e di famiglie, questo è un problema di civiltà. E può darsi che questa corsa al benessere, questo cedere alle lusinghe consumistiche sulle quali peraltro è basata la nostra economia, questa paura d'essere chiamati moralisti e pallosi ci stia rincoglionendo tutti.

martedì, gennaio 09, 2007

Napoli che muore (22): La ciliegina

E' nata "DolCina", un'iniziativa, secondo il settimanale L'espresso,del gruppo Udeur per lanciare i liquori beneventani a Pechino. Io ho grande stima per il popolo cinese che sta uscendo dalla fame e dalla povertà senza rivoluzioni di piazza e spargimenti di sangue, ma nutro seri dubbi sulla sua necessità ed esigenza, in questo suo periodo storico di ripresa economica, di degustare i liquori del Sannio.
Ma ogni iniziativa per portare un'Italia che lavora, e non si limita a delinquere, all'estero va rispettata. E andrebbe certamente rispettata se questo progetto non fosse sovvenzionato dalla Regione Campania con 500mila euro di fondi europei, perchè una Regione piena di debiti, con un capoluogo che non può pagare nemmeno i gestori dei semafori, per non parlare della rimozione dei rifiuti urbani e degli inceneritori, (ma lì è tutta colpa soltanto della camorra, eh sì, eh già, embè) non può permettersi il lusso di impegnare un miliardo delle vecchie lire di cui ha troppo bisogno per tappare i buchi. Ed ha perfettamente ragione il nostro Presidemte della Repubblica quando ci invita a non trascurare la politica, perchè è forte e sensato il timore che alle prossime elezioni o al prossimo referendum gli italiani, ma soprattutto i napoletani, preferiscano organizzarsi un fine settimana di svago, non si sa dove però visto che gran parte delle seconde case sono in vendita a causa del previsto aumento ICI, e le nostre spiagge non sono praticabili a causa dell'inquinamento, dei massi cadenti e di altre frittelle del genere.
Resta anche da vedere di quale politica dovremmo occuparci dopo aver preso visione della distribuzione dei 500mila euro per il progetto "DolCina":
-55mila euro per consulenze (che non mancano mai nei progetti regionali. Forse abbiamo qualche consulente disoccupato,ma non si ha notizia di un disoccupato consulente).
-40mila per indagini di mercato (eh sì, occorre capire a quanto ammonta il numero dei cinesi disposti a sorbire e ad offrire il liquorino post prandium).
-30mila per interpetrariato (eh certo, come li convinciamo della bontà del prodotto senza debito interprete?).
-88mila per partecipazione a fiere (cari cinesi, anche noi avremo le nostre brave bancarelle nel vostro Paese, ma è giusto pagarvi lo spazio che ci metterete a disposizione).
-40mila per organizzare fiere (anche gli organizzatori hanno famiglia).
-90mila per la gestione di stand,(e chi li gestirà, i disoccupati?).-30mila per le spese di viaggio (ullalà).-18mila per la comunicazione su giornali e tv.-20mila per promozione attraverso gli stessi media.(anche loro,poverini,devono campare)-44mila per realizzare non meglio identificati strumenti editoriali (libri illustrati, brochures, gadget?)E non poteva mancare un istituendo sito web che costerà 45mila euro.
DOMANDE:
A quanti di noi si gonfierà il petto d'orgoglio per questa superba dispendiosa iniziativa?
Quanti napoletani afflitti dalle buche stradali,monnezza puzzolente e rischio di scippi si consoleranno al pensiero che adesso i cinesi apprezzeranno ed offriranno ai loro ospiti i nostri liquorini?
Quanti cinesi si daranno subito da fare per copiare liquori e marchi per immetterli al nero sul mercato mondiale?
Siamo proprio sicuri che un giorno i media non usciranno col titolo: "CITTA' MUORE SOFFOCATA ALL'INTERNO D'UNA TORTA PER IL PESO DI UN'INNOCUA CILIEGINA" ?

sabato, gennaio 06, 2007

Napoli che muore (21): La Befana

Mi dispiace per coloro che non hanno ricevuto niente, nonostante i servizi assistenziali si siano dati tanto da fare per sopperire al gran vuoto lasciato dalla famosa vecchiarella. Il fatto è che la Befana si è fatta ricoverare in una clinica per farsi rimettere in ordine da un chirurgo plastico. Durante un'intervista aveva dichiarato che si era stufata d'essere l'icona della vecchiaia e che il suo sogno era sempre stato quello di rassomigliare a Barbie, con un po' più di seno, ha specificato. La ben nota portatrice di doni ha esposto alla stampa il suo programma ,che è quello di invertire i cerimoniali. Essa conta infatti di ricevere, in futuro, regali dai suoi ammiratori, bambini e adulti. Ha esibito una tuta fosforescente per quando dovrà calarsi dai camini senza sporcarsi di fuliggine, ed ha annunciato altresì d'essere già in possesso di numerosi e importanti sponsor, perchè gli affari sono affari. Pare anche che alcuni produttori le abbiano richiesto l'esclusiva per una serie di film da far uscire a chiusura delle festività, e che un colosso cinematografico le abbia offerto cifre da capogiro per l'inserimento di qualche scena porno. Naturalmente l'anno prossimo tutti potremo comprare il suo calendario, quando la televisione annuncerà in esclusiva il suo fidanzamento con un noto calciatore.
Cari genitori, preparatevi quindi alle richieste che riceverete dai vostri figli che faranno a gara per chi farà trovare il regalo più bello e più costoso a questa nuova Befana.

giovedì, gennaio 04, 2007

Napoli che muore (20): I regali

Una volta, l'allora ministro Martino, disse, con grande humor, che a Milano i semafori sono la regola, a Roma un suggerimento, e a Napoli addobbi natalizi. Ma non è per un'improvvisa e mai tardiva decisione anticonsumistica del Comune, improntata ad una necessaria auto-austerity, nè per donare un po' di piena libertà ai napoletani che trattano i semafori come addobbi natalizi,
se per qualche giorno il Comune li ha spenti. In realtà si è trattato di vero distacco, come quando non paghiamo la bolletta della luce, perchè il Comune non
aveva i soldi per pagare la ditta che gestisce i semafori.
Ora, se mettete nel conto la vita di una giovane donna che percorreva in motorino via Caracciolo, stroncata da un lampione, la cui base di ferro era marcita per mancanza di controlli e di relativa manutenzione, che le è piombato addosso uccidendola.
Se aggiungete tutti i motociclisti invitati ad andarsene all'altro mondo dai buchi della pavimentazione stradale della Riviera di Chiaia.
E non tralasciate il caos che si sta verificando nei prontosoccorsi a causa del pagamento del ticket, che è a discrezione del medico che vi visita, il quale deve stabilire l'entità della sintomatologia che vi ha condotti lì, caricandosi di una ulteriore responsabilità.
E se inoltre considerate che è previsto l'aumento delle tasse per la rimozione dei rifiuti urbani, quando già eravamo nella rosa dei cittadini che pagavano il tributo più alto per questo servizio, ma che, a differenza degli altri comuni, tale servizio è del tutto inefficiente in quanto abbiamo dovuto imparare a convivere con la monnezza.
Se assommate tutti questi "regali" non graditi, a quali conclusioni giungerete?
A nessuna.
Noi non concludiamo, siamo inconcludenti... E sopportiamo.
Ennio Flaiano diceva che l'Italia è un paese di santi, di navigatori e di...cognati.
Bene. I navigatori sono stati prodotti da Genova, Amalfi, Venezia, eccetera.
I cognati sono scaturiti un po' dappertutto.
Ma il record dei santi, santi anonimi e sconosciuti, santi senza incenso, senza fiori e senza preghiere, ce l'ha questa nostra città che sta sempre per morire e, malgrado tutto quello che è costretta a subire, non muore.

lunedì, gennaio 01, 2007

Napoli che muore (19): La pace

Primo giorno dell'anno 2007, giornata mondiale della pace.
E' bene che l'anno inizi così, dopo tutto il fracasso di stanotte.
La pace non si sbandiera, si costruisce giorno dopo giorno con la buona volontà.
La pace è possibile.
Qualcuno è potente, ma nessuno è onnipotente.
La pace è di chi la vuole veramente