venerdì, settembre 14, 2007

NAPOLI CHE MUORE (79): Il romanzo addormentato

."Il problema in questi cinquantanove anni è stato un altro: come può una scrittrice espiare le proprie colpe quando il suo potere assoluto di decidere dei destini altrui la rende simile a Dio? Non esiste nessuno, nessuna entità superiore a cui
possa fare appello, per riconciliarsi, per ottenere il perdono. Non c'è nulla al di fuori di lei. E' la sua fantasia a sancire i limiti e i termini della storia. Non c'è espiazione per Dio, nè per il romanziere, nemmeno se fossero atei. E' sempre stato un compito impossibile, ed è proprio questo il punto. Si risolve tutto nel tentativo."

da:"Espiazione" di Ian McEwan


Poichè tra chi mi visita c'è qualcuno che ama la scrittura, e la pratica anche, ho pensato che potrebbe tornargli utile quanto segue.
M'è venuta una volta l'idea di scrivere un romanzo epistolare, costituito da una serie di e-mail scambiate tra un uomo e una donna che non si conoscono.
Non avevo in mente una storia definita, non avevo deciso che fosse d'amore, di sesso o d'amicizia. Sapevo solo che il mio inveterato snobismo mi avrebbe impedito di cadere in un romanzo rosa o nella schifezza del porno-Web, trappole in cui si cade facilmente per vendere di più.
L'idea, all'inizio, era solo questo scambio di lettere tra due sconosciuti, ciascuno con le proprie problematiche. Occorreva soltanto un lieve abbozzo psicologico, lasciando realtà sociale ed anagrafica nell'ombra.
Ed essendo costituito da lettere, questo romanzo,doveva necessariamente avere due protagonisti che sapessero scrivere, e scrivere bene. Due scrittori, quindi.
Ma due persone totalmente differenti, con istanze e aspettative diverse che, non potendo incontrarsi da vicino per motivi di forza maggiore -e questi non ci voleva niente ad inventarli, cominciano a proiettare uno sull'altro i loro modelli ideali, dandosi pure un nome che ne è l'espressione. Per la donna lui è Lupoleone, in quanto simbolo di voracità e d'orgoglio. Per lo scrittore lei è una inafferrabile Chimera trasformista che cambia volto ogni giorno, impedendogli in tal modo di impossessarsene.
Quanto a me, che li stavo scrivendo, li vedevo definirsi sempre più sulla pagina di Word a scapito dei miei atti di volizione nei loro confronti, perchè -ed è su questo che vorrei condurre l'attenzione di chi mi legge, quanto andavo progettando per loro si sfocava via via, e la loro storia cominciava a vivere di vita propria. I due scrittori insomma non mi obbedivano più, facevano a modo loro senza darmi retta.
E in tal modo più che uno scrittore attivo, ho cominciato a sentirmi un lettore passivo, sino al punto d'andare ad accendere il computer con l'ansia di conoscere i nuovi sviluppi di una vicenda che non ero più in grado di gestire.
La mia storia non era più la mia storia, ma una pioggia di parole da sistemare sulla pagina, non dico a mia insaputa, ma certamente indipendenti dal mio flusso di pensiero. Le ore che le dedicavo aumentavano di giorno in giorno, riducendo lo spazio della mia vita domestica, mangiavo e dormivo pochissimo.
C'era una sorta di innamoramento in me nei confronti di questa vicenda che si andava intensificando.
All'inizio mi pareva che fosse un bene, ritenevo infatti che anche il futuro lettore ne sarebbe rimasto coinvolto quanto me, ma non essendo più in grado di stabilirne lo svolgimento, vivevo in uno stato di tensione.
Sono arrivata a farmi fuori più di tre pacchetti di sigarette al giorno.
E se decidevo di darmi una pausa, per potermi finalmente occupare un po' delle incombenze quotidiane -le piante sul balcone languivano,le cibarie scadute nel frigo andavano eliminate, il mio cane stava ingrassando perchè non lo facevo poiù camminare, c'era gente che mi voleva bene che avevo trascurato- nel momento di uscire, un richiamo fortissimo, come quello di qualcuno per cui avete completamente perso la testa, mi bloccava sull'uscio, costringendomi a ritornare verso questo maledetto aggeggio tecnologico. Entravo quindi in una sorta di stato crepuscolare e trascrivevo un fiume di parole che mi premevano per potersi sistemare sulla pagina.
A me, alla mia anima voglio dire, non restava che assistere al dipanarsi della storia, senza poter intervenire, che peraltro stava assumendo aspetti di un'intensità persino drammatica. Perchè avevo l'impressione che quei due si sentissero presi al laccio, non da me, evidentemente visto che ormai ero ridotta al ruolo di scrivano, da quel gioco di irrefrenabile seduzione che seduceva anche me.(continua)

14 commenti:

vabbè ha detto...

Intrigantissimo, Ueuè, perchè l'hai interrotto?

Ueuè ha detto...

Perchè non mi è concesso più spazio per i posto.Ma lo continuerò nel prossimo.

Maya ha detto...

Davvero coinvolgente, con un linguaggio semplice e musicale. Sono ansiosa di leggere la seconda parte.
Ciao

cazzandra ha detto...

Sì, è stato davvero un peccato troncarlo. Quando arriva il resto me lo stampo tutto insieme.
Sei un mostro di bravura, Ueuè, del tutto imprevedibile.
Ho tanta voglia di sapere come va a finire. Questo significa saper scrivere!
Che fine gli hai fatto fare a quei due?

Brando Minervini ha detto...

Qualunque cosa sia, diario, racconto o romanzo, è ottimo.
Glielo dice un tecnico, come ormai Lei sa. Ma ho voluto dirglielo pubblicamente perchè se lo merita.
Poi le scriverò in privato.

vbinaghi ha detto...

E' la storia di Pigmalione. Il personaggio prende vita propria, ma è solo la vita che gli dà l'autore.
Non c'è niente di vero nei romanzi, tranne il desiderio, che è la sostanza di tutte le cose viventi.

Ueuè ha detto...

@ vbinaghi, m'aspettavo qualcosa del genere da Lei, quello che ha scritto è giusto.
Mi permetta soltanto di eccepire che per una mezza pagina buttata giù in fretta senza revisioni e limature, per una mezza pagina di ciò che nelle mie intenzioni intende essere un romanzo, cioè la narrazione di una storia, ancora del tutto sconosciuta a me, e quindi, c'è da supporlo, anche a Lei, forse quello che ha scritto è un tantino precipitoso.

vbinaghi ha detto...

UeUè, non intendevo dubitare delle sue qualità letterarie, ma dire qualcosa che credo connaturato al romanzo in quanto tale. La costruzione di un simbolo, quale è l'opera letteraria. prevede prima di tutto una scissione tra autore e narratore. Il narratore è fittizio, prima ancora dei suoi personaggi, non per una questione estetica ma prima di tutto esistenziale: l'identità tra i due ucciderebbe il romanzo e prima ancora l'uomo.

Ueuè ha detto...

@ vbinaghi, sì, ma l'autore, avendo dominio assoluto sui protagonisti, come da stralcio da Ian McEwan inserito all'inizio, nè Lei nè io sappiamo.

guglielmetti ha detto...

Ueuè,a questo punto però voglio chiederti io una cosa. Tu via via ci pubblichi tutto o ci fai rimanere con la lingua da fuori come cani assetati?

miro ha detto...

Io posso capirlo perchè dipingo. Un paio di volte m'è accaduto che i quadri mi richiedessero una pennellata su cui non ero d'accordo.
E' questa la ragione per cui ho due quadri incompiuti che dormono.

Anonimo ha detto...

Mi pare che qui si stia esagerando per un breve pezzo di scrittura, pur di buona qualità, è solo il tralcio di McEwan, quale premessa, che lo rende intrigante, e forse un po' inquietante.

Stefano Calosso ha detto...

ueuè, l'esperienza che hai avuto (o che hai, non so) è notevole: una totale e contemporanea vibrazione con i tuoi protagonisti. credi di essere impotente di fronte a loro? di esserti ridotta a semplice scrivano? Io non credo: ciò che ho davanti mi pare uno splendido monologo interiore, uno sguardo su te stessa: probabilmente sai già tutto, lo hai già scritto in altre forme o in altri modi, lo hai "ruminato" e ora si sta manifestando in un'altra forma. Ti auguro di andare fino in fondo a questa esperienza.

Ueuè ha detto...

@ Stefano, sono determinata ad andarci, costi quello che costi.
Grazie per la tua attenzione.