domenica, settembre 23, 2007

NAPOLI CHE MUORE (82): G.P.

Vorrei spendere due parole su G.P.
Tutto ciò che di bene c'è in me oggi, per quanto poco possa essere in quantità, io lo devo a lui, a lui devo se quel poco è illuminato dalla buona qualità.
Ero una persona convinta della propria fede, una fede rigida e discriminante, avvilita da moralismi feroci impartitimi in ambiti cattolici. Parlavo di perdono e disquisivo, senza saper perdonare. Parlavo d'amore e discettavo, senza saper amare. Parlavo di Cristo e del Suo Vangelo come un pappagallo che ripete parole udite senza capirne il senso. Quando è arrivato G.P. nella mia vita, io gli ho fatto una guerra terribile. La mia mente ammalata di superbia non voleva accettare le parole di un ragazzino verginello di vent'anni, un po' provincialotto, con un aspetto sessualmente ambiguo, che dichiarava d'amarmi. E per spiegarmi questa cosa strana, mi parlava dell'amore di Dio, che somiglia, ma molto più in grande,a quello di una mamma che si preoccupa della sua creatura. Me lo spiegava con parole semplici, sostenute da grande intelligenza, e piano piano faceva rotolare a terra tutti i mattoni della mia cultura, dei miei ancoraggi, dei miei punti fermi. Piano piano mi si scioglieva il cuore, ed io scoprivo ch'era sempre stato duro come una pietra, nonostante avessi sempre cercato di fare più del mio dovere, nonostante fossi convinta d'avere amato molto.
.Ed ogni giorno, per insegnarmi ad amare, mi chiedeva:
"E questo?"
.Ed io gridavo:
"No, quello proprio no, ma sei matto? Come faccio a mettermi nel cuore e ad amare un simile orrore?"
Lui non parlava, ma dal suo silenzio m'accorgevo che stava soffrendo. Allora capivo d'essere ricaduta nell'antico vizio del discriminare.
E sapendo che mi amava così tanto, non volevo farlo soffrire.
Perciò cedevo e dicevo:
."E vabbè, mettiamoci anche questo."
.Così via via è riuscito a metterci proprio tanto nel mio cuore. Tante cose bruttissime e inaccettabili, tante miserie, tante cause di infelicità, che me lo gonfiavano fino a farmelo quasi scoppiare.
Poi un giorno gli ho chiesto:
"G.P., ma perchè stai riempendo il mio cuore di tante schifezze? Dici che mi vuoi bene e non m'hai dato un'alba dorata, una musica angelica,una poesia, un'estasi, un'esperienza mistica. Hai riempito il mio cuore soltanto di brutture. Ma che razza d'amore è il tuo?
.E lui mi disse:
"Come potresti amare il bruto, l'assassino, il libidinoso, il corruttore, l'approfittatore, come potresti amare il ladro, l'egoista, il vizioso, e il miscredente, il blasfemo, l'eretico, come potresti amare, il pusillanime e il vigliacco, se già non gli avessi disposto un posto nel tuo cuore? Tu credi che la mamma di un disabile ami di meno il suo bambino di quella che ha un figlio sano?"
."Senti G.P."gli dissi "lo so che mi vuoi tanto bene, ma ho idea che tu mi stia chiedendo un po'troppo. Porca miseria, non sono mica Iddio che ama tutti senza discriminare."
."Va bene" disse lui "ti consento di tenere fuori dal tuo cuore solo tre cose. Scegli pure."
Ed io convinta enunciai:
"Non ci voglio mettere i seduttori, quelli che vengono per rubarti l'anima, e nemmeno gli ipocriti, quelli che ti fanno del male e se la scampano, ed infine, G.P., non ci voglio mettere quelli che usano Dio come una spada per ferirti."
Lui disse okay, e sorrise con i suoi occhi pieni di stelle, i capelli lunghi, il culo a mandolino e la maglietta blu.Poi se ne tornò nel luogo misterioso da cui era venuto.
Ed io ogni giorno dietro l'uscio l'aspetto. So che verrà travestito da uomo, magari senza i suoi bei capelli lunghi sulle spalle, magari senza tutto quello splendore negli occhi, magari senza nemmeno il culo a mandolino.
.So che sarà irriconoscibile. Entrerà nella mia casa come un padrone,segnerà il suo territorio dappertutto, mi farà sognare con la sua voce maschia che canta le bugie,mi dirà che il mio nome somiglia ad un giardino, che sono la sua chimera, la sua libellula, la sua rosa-catena per legarmi a sè, mi condurrà sul letto con le mani colme di miele per sedurmi, mi strapperà tutti i segreti dall'anima per farne scempio, e alla fine estrarrà la spada del suo dio crudele per trafiggermi il cuore.
Ma so anche che prima di esalare l'ultimo respiro lo riconoscerò. E farò in tempo a dirgli: grazie amor mio per avermi insegnato ad amare.

10 commenti:

brando minervini ha detto...

Mi oermetterò di darle del tu soltanto stamattina, poi prometrto che non lo farò mai più:
Tu sei benedetta da Dio, figlia mia.

embè ha detto...

Ueuè, buongiorno, che magnifico risveglio con questo tuo bellissimo racconto spirituale!

vabbè ha detto...

Grazie per tutto quello che mi hai scritto. Grazie per quello che hai scritto in questo post. Grazie, grazie, grazie, cara, carissima Ueuè.

Anonimo ha detto...

In tutta fede più d'una volta mi sono chiesto ma questa Ueuè da quale pianeta è giunta qui sulla Terra?

jean lezard ha detto...

Lei davvero mi stupisce. A volte scrive come un uomo, a volte brilla una forte femminilità, a volte una bambina piena di talento, come in quest'ultimo racconto, c'è semplicità, linguaggio disinvolto, molto efficace, e un'innocenza disarmante che arriva dritta al cuore. Complimenti.

miro ha detto...

Grazie, il tuo racconto è bellissimo e mi hai fatto deliziare.
Ma da dove ti è uscito quel nome rosa-catena? Mi ha colpito molto.
Buona domenica, Ueuè

un gruppo di dissidenti ha detto...

Grande, grande, grande, splendida Ueuè.

cazzandra ha detto...

S-T-U-P-E-N-D-O!!!

Anonimo ha detto...

Mi piacerebbe saperne un po' di più su quel miele.

Ueuè ha detto...

Caro anonimo, francamente piacerebbe anche a me.

Grazie a tutti.