venerdì, novembre 03, 2006

Napoli che muore (3)


Mi ha telefonato il veterinario che ha salvato Tebby da morte sicura. Provo quindi nei suoi confronti un vivo senso di gratitudine, anche se, per salvare Tebby, mi ha sottoposto ai lavori forzati. Praticamente non avevo più un attimo libero per me. Dovevo occuparmi di lui notte e giorno, fargli inghiottire svariati farmaci, frizionarlo, praticargli l'aerosol, controllargli la temperatura, preparargli cibi speciali, fargli velocissimi bagnetti disinfettanti, cambiargli due volte al giorno le foderine del materassino. Alla fine Tebby stava bene ed io ero a pezzi. Ma Tebby aveva l'insopprimibile potere dei neonati, la cui vita dipende esclusivamente da te,
per cui mi ha completamente soggiogata, si è impossessato di me e adesso, questo piccolo stronzissimo cane, quando qualcuno viene a trovarmi, sentendosi trascurato, mi fa la pipì sul piede per chiarire che io sono il suo territorio e che comanda lui. Punto.
Questo veterinario, oltre ad essere bravo, ha avuto anche una grande pazienza, perchè io gli telefonavo quando mi pareva che Tebby stesse per tirare le cuoia, il che avveniva ogni mezz'ora. Quando arrivavo al limite della disperazione, cedeva alle mie richieste e veniva a casa mia, ma forse solo per calmare me, perchè per Tebby era già stato fatto più del possibile.
Ora gli avevo telefonato per pregarlo di visitare il mio blog, tanto per fare un piccolo controllo e capire se quello che scrivo può essere letto non solo da me, visto che mi scrivo addosso già abbastanza con word.
E' stato gentile e disponibile come sempre, contrariamente a numerosi amici che non mi hanno filato per niente, ma dopo aver letto NAPOLI CHE MUORE (2) si è scatenato l'inferno. Riporto la nostra conversazione in quanto credo possa interessare conoscere ciò che passa nell'animo di alcuni napoletani che hanno raggiunto il massimo dell'esasperazione.
"Lei non deve scrivere queste cose. Che vuol fare, dimostrare che i napoletani sono anche simpatici, onesti e persone perbene? Lei deve scrivere che i napoletani hanno quello che si meritano. In Italia esistono lo Stato vaticano, la repubblica di S.Marino, e il regno di Napoli. Ognuno di questi luoghi segue una propria legiferazione, l'Italia non può intervenire perchè le leggi italiane qui non sono adeguate e del resto non le applica nessuno. Occorrono leggi speciali che dovrebbero essere concepite sul territorio e per il territorio, perchè quello che succede qui non accade da nessuna altra parte. E i napoletani che se ne vanno si allineano perfettamente ai Paesi in cui si trasferiscono, non delinquono più, rispettano le leggi e si inciviliscono. Ci sarà pure una ragione per tutto questo. E' proprio la napoletanità che va combattuta, la delinquenza è solo il risultato visibile di tante trasgressioni quotidiane che tanti napoletani commettono. Le faccio un esempio. A piazza dei Martiri, il cosiddetto salotto di Napoli, hanno sistemato dei paletti per impedire la circolazione delle auto. E che fanno i motociclisti? Anche stimati professionisti, sì li ho riconosciuti perchè li conosco bene, li ho visti salire con la moto sul marciapiede per passare dall'altra parte senza fare il senso obbligato.
E i semafori? Ma chi li rispetta in questa città?
Perchè non mettono una videocamera? Perchè i vigili non li fermano e gli fanno una bella multa?"
"Perchè forse hanno paura d'essere sparati." obietto timidamente "Una volta, ad un semaforo, c'era uno dietro di me che strombazzava per farmi passare col rosso,
ho chiamato il vigile per far smette quel baccano, e lui mi ha detto:"Passi, vada pure, non vede che brutta faccia ha quello?" Anche le forze dell'ordine, che possono fare quando le famiglie dei delinquenti si scagliano per difendere i loro parenti?"
"Ecco. Appunto. Queste famiglie dovrebbero essere messe su una nave e mandate in Libia."
"E che facciamo? L'immigrazione all'incontrario? E poi perchè i libici dovrebbero prenderseli?"
"Allora bisognerebbe dividere la città in tanti territori, mettere delle frontiere, creare dei passaporti e i pedaggi doganali..."
Non riuscivo più a fermarlo.
Volevo dirgli che non siamo come gli spartani che i figli malati e deformi li gettavano dalla rupe. Volevo dirgli che i figli malati bisogna curarli come avevamo curato Tebby. Ma poi all'improvviso mi sono ricordata di un funzionario della FAO che ad un congresso sulla fame nel mondo, tenuto a Roma nel 1996, aveva detto che si spendono più quattrini per nutrire cani e gatti che per risolvere il problema dei bambini affamati. E ricordavo bene il silenzio di tanti giornali.
"Quando le autorità locali tagliano nastri, inaugurano mostre, parlano di treni veloci, di un nuovo rinascimento, ma come si fa a non sentirsi presi per il sedere? Perchè non ci liberano invece dalle immondizie?" continuava il dottore.
Intanto Tebby, seccatissimo per questa lunga telefonata che lo privava della mia attenzione, stava provvedendo ad applicare il suo passaggio doganale. Uno strano tepore mi stava invadendo il piede intirizzito dal freddo arrivato all'improvviso.
Il mondo intanto aveva gravi problemi circa i cambiamenti climatici, ed io uno molto più piccolo di igiene alla caviglia.

(continua)

4 commenti:

Enzo ha detto...

Mi dispiace ammetterlo, ma in effetti mi sento un po d'accordo con il veterinario...forse qualcosa poteva e doveva essere fatta subito dopo l'unità d'Italia, quando il sud era ancora un paese "civile" e aveva le SUE leggi...ora credo sia troppo tardi...Se in tutto questo tempo nessuno se n'è preoccupato...E la cosa sorprendente è che il "napoletano" in effetti quando emigra sa bene cos'è il bene e cos'è il male...e per non fare brutte figure (a meno che non sia un criminale VERO) sta molto lontano da quest'ultimo...qua, invece, conosce solo il male, perché di bene ne fa troppa poca gente...

Anonimo ha detto...

Propongo a chi ama e sa scrivere un tema diverso dal solito e cioe chi e' il Napoletano e non il solito tema del delinquente ,camorrista napoletano .Ma entrare nell'essere napoletano.Penso che Napoli non sarebbe arrivata a tanto se i napoletani non avrebbero permesso a questa citta 'di essere quello che e'.E' una citta' che si sono costruita loro stesso grazie all'indifferenza che si sono portati nel tempo,perche non dimentichiamolo che per arrivare dove siamo arrivati e' grazie alla indifferenza di quello che ci circonda il cosi detto tira a campa' che tanto ci distingue all'estero.
Alessandro P

Anonimo ha detto...

Propongo all'autrice del testo che sa scrivere cosi bene un titolo diverso che non si e' mai affrontato.E' facile contestare la criminalita'di Napoli ormai tutti la conoscono.Ma non tutti conoscono chi e' veramente il Napoletano Tutti i suoi pregi (alcuni )e i suoi difetti.Infatti la cattiva educazione viene cancellata da episodi piu' gravi di criminalita',ma cio' non toglie che la violenza continua del Napoletano indisciplinato ,e' quella che alimenta un tessuto sociale degradato.Quindi si dovrebbe far conoscere a l'Italia intera che le cosi' dette persone per bene nel loro piccolo non sono tanto degli angioletti,e poi questi sono i primi che si nascondono dietro le denunce che ci vengono indirizzate dalle persone cosiddette normali,abitanti delle citta normali
Alessandro P

cazzandra ha detto...

napoli che muore? Ma quando mai..Nessuna città al mondo ha affinato a tal punto l'arte della sopravvivenza...
Napoli casca sempre in piedi.. è questa la sua forza ma anche il suo
tragico limite..
Napoli è statica e sempre uguale a sè stessa....
Prendete Alessandro il veterinario,
lui si parla addosso bez veze.
Meno male che ti ha salvato Tebby,
un cane davvero simpatico....