giovedì, novembre 08, 2007

NAPOLI CHE MUORE (125): La Madre di Dio

da:"Settantadue volte" di Maria Rosaria Ribolla

Ripercorreva le tappe della vita d'una donna ch'era passata alla Storia come la madre di Dio. Le tappe umane, reali e quotidiane, nelle quali ognuna poteva facilmente identificarsi. L'annuncio della maternità, il parto, la fuga per proteggere il figlio, l'orgogliosa esposizione del suo frutto, custodito amorevolmente tra le braccia. L'amarezza di vederlo andar via, chiamato da qualcosa che sta oltre di lei.
E poi il dolore che l'invecchia di colpo, lo strazio di vederlo soffrire, impotente a soccorrerlo: l'essere costretta a staccarsi dal suo corpo che deve seguire il suo destino. Il rientro nel quotidiano, mutilata nella sua parte più viva, più amata. Destino di molte, di troppe donne. Un fiume inarrestabile di dolore che non si ferma mai, che va non si sa dove.
Ma c'era un'altra storia dietro quelle immagini, un'altra storia misteriosa che nessun linguaggio, nessuna rappresentazione, era in grado di riferire. Pura poesia che si dona soltanto a chi è pronto a riceverla, a chi non oppone la resistenza del ragionamento, o del fanatismo.
Era la storia della seduzione di quella donna, una cosa di cui lei stessa non era stata consapevole. Era questo che faceva di lei una Vergine, Lei, la più seducente di tutte. Lei che aveva sedotto Dio.
Sopraffatta da un mistero impronunciabile, s'era piegata alla Sua forza, lasciandosi trascinare in una vertigine che andava oltre l'umano.
La più seducente, la più inconsapevole, la più Vergine di tutte, e la più elusiva.
Gli uomini, cacciatori di misteri, assassini dell'incertezza, avevano dato delle connotazioni reali a quel sortilegio, per spogliarlo di tutta la sua indeterminatezza. E di quel mistero avevano fatto una specie di fumetto iperreale.
Evidente la loro paura in tutta quella messa in scena: avevano imprigionato quella Vergine in un sortilegio fittizio, perchè quello vero era troppo sfuggente, si perdeva nell'enigma della seduzione.
Anche lì c'era sta un'appropriazione, indebita come tutte le appropriazioni.
Lei adesso capiva, oscuramente capiva, quell'arcano che gli uomini avevano tentato di circoscrivere, quel mistero fuori dal tempo. Era proprio custodito nell'incertezza, nella libertà di scoprirselo da soli, il suo grande fascino, nella sua ambiguità tutto il suo valore che trascendeva le rappresentazioni, questa breve storia terrena, quanto Le era stato volgarmente imposto dagli uomini.
Forse nell'oscura percezione di quel segreto stava nascendo la preghiera, un segno di così alto riconoscimento da smarrircisi dentro, incantati dalla sua fiaba.

9 commenti:

chiara d'andrea ha detto...

Che meraviglia!

embè ha detto...

Mamma mia, che risveglio con questa benedetta Ribolla!

cazzandra ha detto...

Questo tipo di linguaggio può aiutare a credere.

Anonimo ha detto...

E' una risposta a baudrillard?

jean lezard ha detto...

Magnifico!

miro ha detto...

Che swcelta, Ueuè!

vabbè ha detto...

Senza parole e senza fiato, Ueuè.

Branko ha detto...

Dobrodosao! Do you love opet, opet, opet now?

your Mari ha detto...

Now, yes. For ever.