domenica, novembre 18, 2007

NAPOLI CHE MUORE (135): Errebì

da:"La curva dell'angolo" di Maria Rosaria Ribolla (romanzo inedito. Per gentile concessione dell'autore).

"Mettete un barboncino anelli anelli, un piccolo Riace niro niro, Eracles miniaturizzato da un Mabuse che gli ha fatto un bagno nell'allume. Mettete un destino giocherellone che ha deciso di piazzare il gingillo sul cammino di una moglie ripudiata e bisognosa di scorta per uscire la sera, giusto per non essere rapinata da qualche drogato di passaggio. Questo gioiello di minuscola perfezione, specializzato in donne separate, addestratissimo a tutte le nevrosi, Angela lo aveva conosciuto ad una mostra, una sera che non aveva voglia di parlare e se ne stava seduta su uno scalino.
"Tu vivi a Napoli?"
"Sì".
"Beata te, Sai dove vivo io?", e fece il nome d'un paesino dell'entroterra.
"Tu in che strada abiti?"
Lei glielo disse.
"Mi fai sentire molto inferiore".
"A me sembri un po' buffo".
"Una volta abitavamo in città, avevamo una casa in centro," sospirò "me la sogno ancora tutte le notti. Nella stessa strada avevamo anche un negozio di articoli sportivi e ce la passavamo bene. Poi un maledetto giorno mio fratello decise di portarsi a letto la ragazza che abitava nel palazzo di fronte, e allora cominciò la nostra tragedia perchè perdemmo la pace. La madre della ragazza, sai come sono queste mamme napoletane, veniva a farci chiassate sotto il portone e dentro il magazzino, facendo rivoltare tutto il quartiere. Urli, scenate e botte, ci furono querele e denunce. Papà, avvilito, si metteva paura anche di uscire. Gli venne un infarto, insomma un inferno, non potevamo più lavorare. E fummo costretti a liquidare casa e negozio e a trasferirci in una rustica casa di paese".
"E tutto questo per una scopata di tuo fratello?"
"Proprio così". Errebì, (robbabbona) le aveva a lungo guardato i piedi prima d'andarsene.
In quel periodo Angela era talmente giù che lui, Errebì, era un piccolo uomo giusto, giunto al momento giusto, perchè le presentò tante persone, numerosi ex-ex, gente che aveva chiuso con qualcosa, in attesa di un successo dentro un panariello che prima o poi sarebbe calato dal cielo. Ed essendo anche lei una ex-ex, cercò subito di allinearsi, ma risultò difficile.
E quando se ne lamentava con lui:
"Secondo te perchè ce l'hanno con me? Pare che ogni serata debba finire in una rissa".
"Ce l'hanno con te perchè sei un'abusiva," spiegava il ninnolo " e comunque lo devi sopportare, perchè altrimenti resti sola". E le guardava puntigliosamente i piedi.
Quei suoi straletti, le battutelle cattive, la colpivano come spillini, facendola spesso sentire una miserabile. Ma c'erano serate in cui Errebì sapeva farla ridere sino alle lacrime, col suo umorismo cattivo e intelligente.
Errebì sogna donne altissime, con scarpe numero quaranta, socialmente affermate, che lo rapiscano nel cavo di una mano per portarlo su, su, a quelle altezze che la taglia gli impedisce di raggiungere.
Una volta Angela gli aveva confessato la sua paura di saltare in aria per quella puzza di benzina in macchina.
Giovanni mancava più che mai, perchè li aveva sempre risolti lui tutti i problemi di manutenzione. E una mattina che il rubinetto del lavandino non bloccava più l'acqua, lei s'era sentito tutto il mondo crollarle addosso.
D'accordo, i numeri transfiniti di Cantor, il teorema di Goedel, la relatività di Einstein, l'Ulysse di Joyce e il Tao-teh-ching, ma lei un modulo di vaglia non lo sapeva riempire, e un giorno era rimasta sgomenta nell'ufficio postale, con tutta quella fila di gente dietro che le portava fretta.
"Errebì, mi vuoi dare una mano?"
Giù nel garage avevano buttato sottosopra cinghie, sportellini e tappi, e poi, quello che chiude il serbatoio del liquido per lavare i vetri, -ma perchè l'aveva svitato quel cretino?, gli era sfuggito di mano andandosi a nascondere in una dannata e irraggiungibile fessura, evento non previsto dai progettisti della vettura.
E allora lei si era rivoltata come una belva cui avessero dato una martellata sulla coda, perchè Giovanni non se lo sarebbe mai fatto sfuggire di mano, il tappo, e questa specie di nano è un deficiente, un idiota, e adesso come si fa?
"Proviamo con quello della Coca cola".
Ma ovviamente non s'avvitava, e nemmeno quello del latte detergente, nè intorno al foro s'appiccicò il nastro adesivo.
"Sei una bestia, un incapace. E adesso non te ne vai, non mi lasci sino a che non hai rimediato".
"Non posso mica diventare tappo". E accorgendosi di quanto aveva detto, sfilò la manina dal cofano e cominciò a fissarla scocciatissimo.
"Non te vai, hai capito? Voglio il tappo mio!"
"E che fa se guidi senza tappo?"
"Come che fa, come ti permetti? Voglio il mio tappo, hai capito? Adesso usciamo e me lo compri nuovo".
"Ma di sabato pomeriggio gli autoricambi sono chiusi".
"Io me ne infischio. Voglio il tappo mio".
Benzinai, meccanici, gommisti, tutti guardavano stupefatti quella vipera che strapazzava Ercolino per un tappo.
"Adesso giriamo tutta la città sino a che non lo troviamo, hai capito? E tu non mi abbandoni in mezzo ai guai, è chiaro? Perchè io senza tappo non ci voglio stare".
Ma poi Errebì s'era avvicinato a un carrettino , aveva comprato tutti fiori e li aveva messi nella macchina sbottando:
"Bastano per questa schifezza di tappo?"
E lei, isterica, giù a singhiozzare e a supplicarlo di perdonarla, un amico deve perdonare, diceva, ben sapendo che lui avrebbe sì, perdonato, ma solo sino alla prossima freccetta avvelenata. E 'sto tirammolla di vita è solo energia che scarichiamo addosso a chi ci capita sotto, devono essere tutte isteriche le donne separate, non era uno specialista, lui, in dopodrammi familiari?, e magari lei avrebbe anche avuto bisogno di fare l'amore, ma che ci poteva fare se non trovava un tappo giusto?, era ancora tutta agganciata a Giovammi, il maledetto, benchè non lo si potesse ritenere certo un campione sportivo del sesso, ma lei era una che ci credeva ancora nei sentimenti, e lo amava ancora, quel pazzo fottuto, ma come si fa ad amare uno che si disprezza?
"Senti," disse il balocco che aveva ripreso baldanza e s'era messo alla guida dell'auto "potresti dirmi che numero di scarpe porti?"

13 commenti:

embè ha detto...

E' la seconda volta che mi verso il caffè addosso per il troppo ridere. Questa Ribolla devi essere tu, non me lo toglie nessuno dalla testa. Ti voglio intervistare, hai capito? Sei bravissima, efficace, unica. Perchè ti nscondi? Voglio scoprire anche questo!
Comunque per ora buona domenica.
Quanto sei brava!

cazzandra ha detto...

Buona domenica anche da me. Mi sono divertita troppo.
Questo Errebì nanizzato è troppo divertente. Un misto di complessato, cattiveria, arroganza e social climber, tutto miniaturizzato.
Che forza!
Ribolla in gambissima!

jean lezard ha detto...

Da pubblicare subito. Troppo buono!
Le scrivo stasera.Ho un'idea.

miro ha detto...

Ti auguro una buona giornata come quella che mi hai fatto iniziare con la scelta di questo post.

guglielmetti ha detto...

Lazzarona, esci allo scoperto. Ma di chi o di cosa hai paura?
Scrivi da dio!
Questo almeno te lo posso dire?

giordano ha detto...

E' solo il commento di un modesto scrittore. Sei bravissima! Te lo dirò da Katia, ma volevo dirtelo anche qui. E ti porterò la filastrocca.

di passaggio ha detto...

Io direi inesorabilmente donna.
Fragile, ma con una forza di sopravvivenza eccezionale.

vabbè ha detto...

Sei formidabile!

VitoBarese ha detto...

Ave...
E vabè, un po'mi dispiace per questo tappo...

Salo ha detto...

Pubblicano certe ciofeche...e questo no! Perchè????
Il mondo è ingiusto...

Ueuè ha detto...

Salo, ti ringrazio. Ma in questo caso è l'autore che non vuole pubblicare. Dice che non vuole diventare "una puttana mediatica".
Sono parole sue e te lo posso persino giurare.

Anonimo ha detto...

Confermo.

Anonimo ha detto...

Pezzo di un'efficacia rara: chapeau!

Blackjack