martedì, novembre 13, 2007

NAPOLI CHE MUORE (130): Lettere d'amore (1)

Lui, un americano un po' rustico, con un talento straordinario di scrittore. Scrive anche lei, bravissima, innamorata della scrittura, e con una capacità d'amare eccezionale.
Henry Miller e Anais Nin.
Un amore intenso, capriccioso, duraturo, fatto di brama e di amicizia.
E questo è uno stralcio da una lettera che le scrive Henry, tratta da:"Storia di una passione", il loro epistolario edito da Bompiani.

"...Mi dispiace moltissimo di averti deluso, ieri. Ma, te lo ripeto, per me è tutto confuso e misterioso. Sono venuto da te di ottimo umore, con l'intenzione di stringerti immediatamente tra le braccia e di amarti tanto da morirne. E poi, come sempre accade - non è certo una novità!- metto il piede in casa tua e ho la precisa sensazione di essere un ospite, sia pure molto privilegiato. Non è casa mia, e tu non sei mia moglie. Tu stai lì, sull'uscio aperto, e io vedo sempre una principessa che, per chissà quale segreto capriccio, ha accondisceso a farmi dono del suo amore. Mi sento un nessuno. Potrei essere un X qualunque. Ogni cosa è un dono, e mi sento in preda a una stupida sensibilità, e dico a me stesso che qui è meraviglioso e che niente qui è reale, che è tutto un sogno. E se lo dico è perchè, pur sapendo che mi merito un tantino dalla vita, non mi merito tutto quello che mi dai. E anche se parlo tanto di me stesso -e facendolo chissà quanto ti annoio-, con ogni probabilità accade perchè tento, con le parole, di inserirmi nella realtà di tutto ciò che tu mi offri standotene lì, sulla soglia a salutarmi. Non sai che gran momento sia quello, sempre, per me. E poi divento così umano da diventare delicato. E così è accaduto ieri...la mia insensibilità era delicatezza. Avevo fame di te. Avrei voluto strapparti di dosso gli abiti, quando mi hai ricondotto all'amaca; avrei voluto divorarti. E invece me ne sto lì di fronte a te e chiacchero...Ma quel che avrei davvero voluto, sarebbe stato di stenderti sull'erba e perdermi con te. Sì, continuo a essere naif e goffo..."

14 commenti:

embè ha detto...

Ueuè, che bella sorpresa. Proponiceli più spesso due che si amano davvero. Ormai è merce rara che si trova soltanto nei libri!

miro ha detto...

Non sono molto d'accordo con Emnbè.
Il fatto è che oggi tutti sentono il bisogno di sentirsi amati, ma nessuno capisce che ci si arricchisce di più amando.

Ueuè ha detto...

Miro, hai ragione. Però anche sentirsi amati è importante. Poter avere qualcuno su cui contare, un punto di riferimento che non ci abbandonerà mai. E' la nostra fragilità che lo richiede.

cazzandra ha detto...

E tu la vanità la chiami fragilità.

Ueuè ha detto...

Anche. E' una debolezza umana.
Le persone vanitose sono le più fragili.Sono insicure ed hanno continuo bisogno di conferme.
Certo, amarle è difficile. Occorre aver superato la propria vanità, perchè si è traditi per tutta la vita. Ma si tratta poi di veri tradimenti?

saverio ha detto...

A me questa discussione appare obsoleta. Oggi non ci si ama più. Ci si infatua e si consuma.
(nel migliore dei casi)

darko ha detto...

Io una donna la voglio conquistare.
La voglio tutta per me.
La voglio riempire di gioia e di piacere.

Ueuè ha detto...

Darko, Darko, è il tuo sangue slavo che ti fa parlare così. E forse anche il fatto che il tuo popolo non si è ancora corrotto come noi.Ed è questo che mi piace di voi, la vostra semplicità e il vostro modo d'amare ancora molto pulito, perchè siete esenti da turbe sessuali. Per voi il sesso è sesso, non state tanto a ricamarci sopra.E quando siete credenti, Dio non vi disturba a letto.
Però niente ammucchiate, niente porno, niente deviazioni, e niente consumismo sessuale.
E' per questo che vi voglio bene.

embè ha detto...

Darko, ma dove vivi? Dài che ti voglio conoscere!

jean lezard ha detto...

Comunque tra i due chi amò di più fu lei, Anais. Lui le scriveva lettere-fiume, ma tutto sommato era un narciso, come tutti i grandi scrittori,lei amava l'uomo ma forse ancor più la sua scrittura. E lo aiutò moltissimo, in tutti i sensi. Forse se Miller non l'avesse incontrata, il suo talento non sarebbe venuto fuori.
Lo riconobbe anche, verso la fine della sua vita. Il loro rapporto finì quando fu lei a deciderlo, lo dichiarò lui stesso che le rimase devoto.

Ueuè ha detto...

Grazie, Lezard, a volte è istruttivo puntualizzare. Io comunque a questi due li amo entrambi.

un uomo con la barba ha detto...

Ma questi sono storie eccezionali, le uniche che restino. Nell'opera d'arte.Il quotidiano è tutt'altra cosa. E' fatto di piccoli affetti e di piccole miserie, cui, tuttavia, ci aggrappiamo, perchè il resto ci viene negato ed è per pochi eletti. Forse ci viene negato anche perchè siamo piccoli ed egoisti e non sappiamo amare che per quello che siamo. Dei mediocri.

Giuseppe Iannozzi ha detto...

Henry Miller era un gran zossone. :-)
Non aveva nulla di romantico.
Gran scrittore comunque Miller, tra i miei preferiti.
E non diciamo niente di Charles Bukowski?

Ueuè ha detto...

@ Iannozzi: Bukowsky, sì, anche se personalmente lo trovo più epocale di Miller.
Miller un gran zozzone? Ma era un uomo. Quindi tutto normale.
Io di uomini che non siano dei gran zozzoni ancora ne devo conoscere.
Sempre che tu non confonda zozzone con pervertito che è un'altra cosa.