giovedì, ottobre 11, 2007

NAPOLI CHE MUORE: (100) Ravel ritrovato.

Ora doveva spiegarsi meglio.
.Doveva pur esserci da qualche parte uno straccio di colpa al quale aggrapparsi per trarne emozioni.
.Nonostante avesse ormai imparato a guardare oltre le leggi del tempo e della necessità -che ormai riteneva persino ridicole, doveva pur esserci rimasto un angolo buio, legato al concetto di passato, nel quale la colpa rimanesse organizzata.
.Invano, lui glielo aveva stupidamente piazzato di continuo sotto il naso, il tempo, sulla scena.
.E se l'aveva accettato, nel corso della recita, era stato soltanto per riequilibrare le volgarità delle proprie obiezioni razionali. Innanzi a tutta quella splendida follia, lei si era sentita decisamente peggiore.
.E adesso che il sipario si era chiuso, si stava chiedendo perchè l'Autore non avesse trovato una fine meno imbecille. Era davvero un insulto all'intelligenza, banalizzare in tal modo tutta l'intrigante problematica di quel dramma. Lei aveva speso tutta la vita a difendere il sacro e il divino dalla mediocrità.. E adesso non si poteva nemmeno invocare l'azione risanatrice del perdono. Il perdono è ancora terrestre e prevede un'offesa. Lei si credeva già oltre:
.Chi perdona chi?
.C'era però ancora quella volgare incoerenza serva del tempo, e anche la vanità, così invariabilmente stupida. E malgrado tutto questo, sia pure attraverso mezzi tanto miserabili, le era arrivata la vertigine.
.Era inevitabile, e adesso lo sapeva. Attimo dopo attimo, quella continua spoliazione l'aveva preparata a quanto di più emozionante possa vivere l'essere umano: lo spettacolo di Dio.
Il grado dell'esperienza, all'interno della quale si era formata la sua coscienza, era tale che non poteva darsi altro che quella rappresentazione.
.Incontrare Dio, farGli la guerra per non esserne sedotta, spadroneggiare nella Sua misericordia, per poi caderGli alfine ai piedi arresa, vinta da quell'amore incondizionato che si lascia fare tutto, pur di annientare l'orgoglio della Sua creatura.
.Così a lei, sulla scena, era toccata la parte di aguzzino (piuttosto stupido, a vero dire, e molto arrogante nella sua prosopopea, con quella ridicola lancia da infliggergli nel fianco), e a lui quella di un Cristo un po'schizzato, attorniato dai suoi bravi comprimari, che si fa mettere in croce per seguire sino alla fine la sua missione d'amore. Per poi risorgere, nel terzo atto, più forte di prima e invulnerabile, ma ancora troppo umano e non divinizzato.
.Però adesso basta. sottomettersi a qualsiasi stravaganza può anche andar bene, diversamente sei destinato a diventare concime nell'inferno della dimenticanza, alla faccia dell'amore incondizionato del primo atto.
.Mentre si avviava vide tra il pubblico anche gli altri commedianti che uscivano, e c'era lui, ovviamente, quel Cristo ridotto, senza palcoscenico, ad un povero cristo.
.Lo inseguì tra la folla, gli afferrò un lembo del pullover costringendolo a voltarsi spaventato. Poi però subito sorrise vanitoso mentre lei bruciava di delusione. Tuttavia lo supplicò:"Spero che lei si ricordi di me. Sono quella che ha ricoperto il ruolo del suo aguzzino, certo indossavo la maschera, ma non era una parte da niente, la mia."
Lui ascoltava con gentilezza perchè tutta quell'ansia lo stuzzicava. Si voltò a guardare i compagni di lavoro per accertarsi che avessero udito. E infatti tutti sorridevano divertiti.
Poi lui, il primo attore che aveva un po' di fretta disse:
."Se vuole proprio saperlo per me tutto il primo atto è stato solo una gran cagata. E non dimentichiamo che quanto accade sulla scena è solo un riflesso della coscienza dell'Autore."
."D'accordo, ma questo Autore non poteva concludere il suo lavoro in un modo meno banale?"
."Mia cara figliola, disse l'attore che ogni tanto si compiaceva di fare il patriarca, anche lei non è altro che un riflesso.Deve svegliarsi da questo sogno con il quale si identifica, deve comprendere che lo spettacolo è finito e che non c'è più nulla di reale."
.Lei strepitò in preda al panico:
."Ma tutto quell'amore incondizionato e quella grande accoglienza?"
."Seduzione, mia cara, null'altro che seduzione. Supporti per sognare."
."Sì, ma l'amore cosmico e la misericordia?"
."Beh, anche quello è un bel sogno, non trova?" disse l'attore guardando l'orologio "Ora però non colpevolizzi la mia bravura d'attore. Sono lieto d'averla fatta sognare. Ma adesso vada oltre, benedetta figliola!" gridò spazientito.
."Ma non c'è nulla oltre l'amore!" urlò lei disperata sentendo traballare i supporti.
."Ecco, brava, l'ha detto. Appunto. E' lì che stiamo finendo tutti.", e mormorò un tenue frettoloso fanculo:"e adesso mi scusi perchè avrei da fare. Nina, Ninaaa." gridò "sto arrivando. Aspettatemi. Sa, è mia moglie. A quest'ora ci viene una fame! Occorre nutrirlo, il corpo." Poi, forse impietosito dallo spettacolo di tutta quella disperazione e quelle lacrime, disse:
."A meno che non voglia venire con noi a mangiarsi una pizza."
."Una pizza?"
."Sì, una pizza. La fanno molto buona qui dietro l'angolo."
"Io me ne strafrego delle sue pizze!".Allora, rotte le dighe della tolleranza, l'attore si avviò verso i compagni.
."Che rompiballe questi gnostici eretici!" lo udì inveire mentre passava un braccio intorno alle spalle della moglie "il guaio di questo lavoro è che si innamorano tutti di me. Porta pazienza, cherie."

Lei era rimasta immobile innanzi alle uscite. La mente annichilita, il cuore stanco.
Così, spente le luci, non ci fu più teatro, nè Autore, nè attori e spettatori, nè emozioni. E nemmeno pizze, ovviamente
.E nemmeno la locandina che annunciava lo spettacolo dell'indomani:"Ravel ritrovato" col sottotitolo: emozioni in musica.

7 commenti:

cazzandra ha detto...

E' umano chiederti da dove ti sia venuta fuori, o il tuo arrogante riserbo non lo consente?
Comunque è una cosa molto efficace.

Ueuè ha detto...

E' umano, sì, Cazzandra, ma lo è altrettanto negare una risposta alla tua curiosità.

brando minervini ha detto...

Spicca la delusione dalla metafora del racconto. E' storia umana in cui tutti incorriamo.
Buono come un caffè amarissimo.

Anonimo ha detto...

Per me è un racconto politico.

embè ha detto...

E' il tuo solito preziosissimo specchio crudele. Quell'attore è da suicidio collettivo.

A. Guglielmetti ha detto...

Da malandrina a manigolda.
Io però qui sono l'unico a conoscerti, e so quanto salda sia la tua fede. Beata te.

ottoflash ha detto...

La vertigine è qualcosa che non ci appartiene....
é per questo che lo viviamo fascinati..............
Non è la chiave di volta, ma ne è un segno.....
L'intuizione risulta efficace se riconosci nel simbolo la possibilità di aprire altre porte e ti dimentichi di te.....
Il tuo racconto è una lezione per tutti coloro che continuano a desiderare di voler POSSEDERE la verità.E l'umano conta , e come se conta, ma il viaggio diventa più interessante e profittevole se "inizi" a prescindere dalle periferie umane,in fondo, così strumentali, così infinitamente piccole.....
Grazie di esserci... compagna di viaggi