martedì, ottobre 23, 2007

NAPOLI CHE MUORE (114): Bosnia 3 - Il perdono

Ad un uomo che piange davanti a te, ad uno che non si difende più perchè ha sbriciolato il proprio egoismo, puoi dire tutto, sarai sempre accolto e mai giudicato. Ed io in realtà gli ho detto quasi tutto, quasi, perchè di quest'ultima cosa mi vergogno. E poi, con tutti quei morti di mezzo, la mia storia mi sembra stupida. Quando glielo dico lui scuote il capo, no, nessuna storia è stupida, le storie sono la vita, e la vita non è mai stupida. Allora, non senza un terribile sforzo, gliel'ho detto, gli ho parlato di quella brutta maledizione che mi era uscita dai visceri dopo che l'altro li aveva profanati, e con essi tutto il mio dolore che non aveva capito.
Mi ha preso le mani tra le sue e ha detto che dovevo liberarmi di quella colpa, e chiedergli perdono. Ma non lo capirà, gli ho spiegato, penserà che è una scusa per ricontattarlo, è afflitto da un narcisismo patologico. Ma questo, se è vero, non ha importanza, importante è chiederlo.
Mi sta guardando fermo, con la sua dolcezza implacabile.
Abbiamo finito di pranzare da un bel po', c'è ancora la tovaglia con i piatti sporchi sul tavolo.
"Apri il computer e chiedigli perdono."
Lo faccio mentre lui sparecchia, gli mando una mail che non ottiene risposta.
Trascorro il pomeriggio ascoltando le poesie che mi legge da un libretto rosso, poesie di un amore struggente, scritte da un ragazzo nordafricano scomparso nel nulla senza lasciare traccia di sè.
Scomparso come? Forse si è rifugiato presso una comunità sufi, chi scrive così ha certamente trovato Dio. Ma le ha scritte per Dio, queste poesie, o per un essere umano? E che importanza ha, non senti che ha trasceso tutto? C'è un punto in cui i due aspetti dell'amore si incontrano e si uniscono per sempre.
Io so che non è un caso se ha scelto proprio quelle da leggermi.

Di sera non ho appetito. Me ne sto seduta su uno dei divani letto come una zombi. E' stata una giornata piena di emozioni. Mi sembra d'avere dentro una matassa ingarbugliata che non riesco a dipanare. L'altro non ha risposto. Riprova, dice lui. Mi sta chiedendo di sottomettermi, di rinunciare all'orgoglio, persino alla dignità, innanzi a uno che equivocherà come ha sempre fatto.
Ma quella macchia devo togliermela dalla coscienza, lui ha ragione.
La legna crepita nel camino, come fa ad essere così asciutta in un luogo tanto umido?
Poi lancio un urlo, un dolore acuto al piede che è tutto storto in una posizione innaturale, e non riesco a muoverlo. Lui mi sfila lo zoccolo e il calzino, comincia a massaggiarlo, e via via che il crampo si scioglie, il piede riprende la sua posizione normale. Tebaldo s'è avvicinato, forse spaventato dai miei urli, non capisce che ci fa quell'uomo chinato a terra con il mio piede tra le mani. Ci annusa entrambi, è il suo modo per tentare di capire.
Domani ce ne andremo da questa casa nella quale ho vissuto come dentro un sogno.
Anche l'altra mail non ha ottenuto risposta, mi sento bruciare d'umiliazione.
In una di pochi giorni fa gli ho scritto che la gente ha bisogno d'amore e non di paternali. E lui ha risposto con disprezzo: ecco, appunto, elargisci. Ma io so che soltanto l'amore può salvarci da quest'altro inferno in cui tutti stiamo vivendo.
Forse è per questo che attraverso lo spazio che divide i nostri letti, elargisco, sì, voglio elargire come dici tu, ho fatto sempre tutto quello che volevi. Sono appena tre metri che mi sembrano chilometri. Ma quando mi infilo sotto il suo piumino lui mi costringe ad alzarmi, si mette a sedere e mi spinge sui suoi ginocchi. Poi mi abbraccia e mi sussurra che non è possibile, che sono piena dell'altro, che per lui non c'è posto, che amare è un privilegio molto raro, e occorre mantenerlo vivo come una fiammella che va nutrita ogni giorno senza farla divampare per non bruciarsi, l'amore si nutre di se stesso se lo mantieni al giusto regime di calore. E quella voce tiepida che mi soffia nel collo mi sta rimettendo a posto la matassa arruffata che mi portavo dentro. Anche lui può amarmi così, quando si ama così non ha più importanza se uno è vivo o morto, non ha importanza se l'altro non ti appartiene, se non puoi averlo, se pure ti maltratta, devi solo arrenderti totalmente a quest'amore, senza chiedergli nulla, se non di perdurare nel tuo cuore.
Ma lui non mi ha risposto, obietto, persino il perdono mi ha negato. E che importanza ha, tu gliel'hai chiesto, no? Ho perdonato anch'io, me l'ha insegnato mia madre. Ma tu stamane piangevi quando hai chiuso il libro. Piangevo, sì, perchè il perdono non elimina il dolore, ma lo addolcisce.
Allora io dico va bene, e me ne torno sotto al mio piumino. Ho detto va bene tutta la vita. E' il mio destino dire va bene. Uno che si arrende non può che continuare a dirlo, sapendo però perchè lo dice.
Va bene, va bene

11 commenti:

embè ha detto...

Ueuè, ma questo è veramente un sogno. Chi può amare davvero così?

Ueuè ha detto...

Non lo so. So solo che si può.

miro ha detto...

Sì, si può, posso confermarlo per esperienza personale. Anche se chi amo mi aiuta scrivendomi. Ma si può.

giordano ha detto...

Tutto il racconto è bellissimo.

Anonimo ha detto...

Io mi chiedo come si possa soltanto concepirlo un racconto così nell'epoca in cui viviamo.

A. Guglielmetti ha detto...

Oggi m'hai proprio spiazzato. Hai spiazzato uno che è costretto ad arrendersi a questo schifo di direttore politicizzato.
Ma tu dove stai volando, vagabonda?
Ti stai rarefacendo?
Guarda che quando torni a Napoli voglio schioccare due baciotti sulle tue guance di carne viva!

harry ha detto...

Racconto eccezionale, che sembra provenire da un'altra dimensione. Speriamo futura.

cazzandra ha detto...

Io credo che esistano persone così, benchè rarissime.
Ma non le ho mai incontrate.
Arrendersi significa deporre il proprio egocentrismo narcisista. Uno scherzo da niente!

Anonimo ha detto...

Senti un po', vorrei proprio conoscerti. Ora ti invio una mail e ti spiego perchè.

vabbè ha detto...

Questo sì, mi è piaciuto molto.
Ne ho fatto un file.

VitoBarese ha detto...

Ave...
Bello, bellissimo, toccante.