lunedì, ottobre 22, 2007

NAPOLI CHE MUORE (113): Bosnia 2 - Srebenica

Il camino stanotte s'era spento e faceva freddo anche sotto i piumini. Tebaldo ha provveduto subito a mettersi in salvo infilandocisi sotto con l'abilità d'un topo. Stamane me lo sono ritrovato di fianco a una gamba riscaldata dal suo piccolo corpo, tutto il resto di me era intirizzito. Il mio ospite ha riacceso il fuoco e mi ha preparato la colazione: caffè, latte di capra, pane grigliato, e la marmellata d'aranci di sua madre. Mi accudisce per quella che sono: una convalescente. Ma sto prendendo coscienza del mio egoismo, ne occorre tanto per accettare l'amore, molto più che a donarlo, perchè lì ti senti buono e generoso, qui invece hai paura di impegnarti, temi che ti venga richiesto qualcosa in cambio che non hai voglia di dare. Conteggi miseramente. E da brava cattolica, sia pure non troppo ortodossa, glielo dico chiaramente.
Lui rimane a guardare nel vuoto per un po' a pensare. Poi mi sussurra con un filo di voce che è un bosniaco musulmano. Si alza, prende un libro:"Apocalisse criminale", dichiara che non saprebbe narrarmelo meglio di lui, Anthony Loyd, e, con quella sua voce morbida che me ne ricorda un'altra, comincia a leggere:
"Srebenica, estate 1996
C'erano luoghi tra gli alberi fitti dove il canto degli uccelli si spegneva, radure ombreggiate dominate da un vuoto acustico. Se ti capitava di trovarti lì in mezzo, dal mondo esterno nessun rumore poteva raggiungerti, se non il fruscio della brezza estiva. Ma era bene non prestare troppa attenzione a quel silenzio, perchè, se restavi da solo, l'immaginazione cominciava a fare brutti scherzi, e a quel punto non era soltanto l'erba che sentivi sussurrare."

Io stavo intanto pensando ad un altro bosco che mi aveva incantata.

"Quei boschi erano disseminati di ossa per chilometri, resti umani che seguivano un sentiero accidentato diretto a oriente attraverso le colline di Srebenica, una pista che si interrompeva e ripartiva in un intreccio confuso dove era stata opposta un'ultima resistenza o erano stati finiti quelli troppo feriti o stanchi per proseguire. L'intera zona era satura dell'odore del massacro. Nelle valli esistevano fosse comuni dove i prigionieri erano stati ammassati, giustiziati e poi coperti sbrigativamente con un sottile strato di terra che, a distanza di un anno, emanava ancora un intenso fetore di putrefazione. Altrove c'erano scheletri solitari nascosti nel sottobosco, individui che avevano provato a farcela da soli, ma che erano stati stanati ed uccisi a colpi di mutilazioni o di armi da fuoco. Persino i cigli delle strade rendevano omaggio agli eventi dell'estate precedente. Lungo un raccordo, uno scheletro con un abito gessato giaceva avviluppato ad un palo di cemento. Tra il groviglio di ossa accasciate al suolo e subito rivendicate da rovi e muschio, si intuiva che le braccia dell'uomo erano state legate al palo con del filo di ferro. Qualunque cosa gli fosse accaduta, è improbabile che fosse stata rapida o indolore.
Se fosse esistito un elenco di tutti i modi in cui è possibile morire, allora i morti di Srebenica sarebbero rientrati nella maggior parte delle opzioni. Alcuni, presi da un panico disperato, si erano dati la morte con le proprie mani; altri erano morti nel corso di confusi scontri a fuoco con i propri commilitoni o col proprio nemico. I più, però, si erano arresi, e dopo un'ultima, lunga camminata nel sole estivo, erano andati a comporre file con i propri compagni. Il ritmico lavorio di una mitragliatrice alle loro spalle era stato l'ultimo rumore che avevano sentito, tranne forse il sussurro di qualche parola d'amore o di pentimento".
Ha chiuso il libro, perchè gli si è rotta la bella voce e adesso tra gemiti e singhiozzi, narra che anche suo padre e suo fratello sono morti in quell'inferno.
Tebaldo gli è saltato sulle gambe e gli lecca le mani bagnate di lacrime. Lui lo accarezza e mi guarda coi suoi occhi blu gonfi di pianto. Poi sorride mestamente e mi invita a stare tranquilla.
Un uomo che piange non può essere sexy, mormora.

10 commenti:

jean lezard ha detto...

Sei semplicemente meravigliosa. Fai venir voglia di credere in Dio, un Dio unico e misericordioso che valga per tutti

Jean lezard ha detto...

Il mio totale elogio alla sua efficacia narrativa. E mi scusi se le ho dato del tu.

embè ha detto...

Ueuè, sto nel mio ufficio, e mi sono messa a piangere come una cretina. Ti voglio un bene da pazzi.

miro ha detto...

Un post che spalanca anche il cuore più duro

Anonimo ha detto...

Compro subito il libro

da chi scrive per mestiere ha detto...

Gran blog d'autore.
Anche se inspiegabilmente anonimo!

cazzandra ha detto...

Non ci sono parole. Troppo bello Ueuè

Anonimo ha detto...

E mo' questa stronza di bigotta che fa?

guglielmetti ha detto...

Oggi, adorabile, mi hai scamazzato il cuore, e forse ne avevo bisogno. Anzi, senza forse, perchè tra "muffa" e falsità rischiavo di inquinarmi anch'io.
Ma questa storia bellissima continua?

Ueuè ha detto...

@ Guglielmetti, credo di sì, ma non la conosco ancora. Vedremo domani.